Diossina: nessun rischio contaminazione nella mozzarella di bufala campana

Diossina: nessun rischio contaminazione nella mozzarella di bufala campana

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    diossina

    Parlando di mozzarella di bufala campana che, fra verità e semplice psicosi, sta mettendo in ginocchio l’economia della regione partenopea basata in buona parte anche da questo prodotto naturale e circa gli eventuali rischi diossina a causa della supposta concentrazione di questa sostanza venefica nell’alimento, apprendiamo della presa di posizione del CNR, Istituto di Avellino, per bocca del prof. Antonio Malorni, che getta acqua sul fuoco dell’allarmismo, quando non sia terrorismo psicologico, con la consapevolezza di quanto di infondato vi sia su questo paventato avvelenamento alimentare.

    Secondo l’Istituto avellinese che controlla la mozzarella di bufala e riferendosi al periodo di riferimento, ovvero dal 2003 al 2005, l’87% dei prodotti controllati sono risultati incontaminati, intendendo con questo, quelle mozzarelle, nello specifico, che contengano meno di un picogrammo di tossicità per grammo di grasso. Del 13% delle mozzarelle che non potevano essere ascritti a questo valore, queste detenevano in ragione dell’11% della quantità delle mozzarelle rimanenti, un livello di diossina compreso fra 1 e 2 picogrammi per grammo di grasso e solo il 2% del prodotto esaminato aveva una quantità di diossina maggiore di 2 picogrammi, quantità, comunque, sempre al di sotto dei minimi previsti dalla Legge, limite che è fissato in 3 pico grammi per grammo di grasso.

    Dunque, occorre sottolineare che per il CNR, limitatamente alle mozzarelle di bufala campana che abbiano il marchio di tutela del consorzio d’origine, l’alimento è sicuro e può essere consumato tranquillamente.

    Diossina: un coacervo di sostanze
    L’Istituto di ricerche rende anche noto che il termine diossina è generico indicando, normalmente, 210 sostanze chimiche diverse, chiamate congeneri, appartenenti alla famiglia delle policlorodibenzo-p-diossine (Pcdd) e alla famiglia dei policlorodibenzo-furani (Pcdf). A questi congeneri bisogna poi aggiungerne 209 appartenenti alla famiglia dei policloro-bifenili (Pcb), prodotti industrialmente in grande quantità, a differenza delle diossine che sono, invece, prodotti indesiderati di processi industriali, quali alcune produzioni chimiche (Cvm, Pvc, clorosoda, etc.), e di attività antropiche, quali la combustione di rifiuti e di materiali organici.Diossine e Pcb sono sostanze organiche molto stabili e presenti ovunque.

    Non bisogna trascurare il fatto, come sottolinea il CNR, che le diossine sono presenti nell’ambiente e la loro concentrazione è compresa anche nelle rocce sedimentarie se si prende ad esempio il caolino e l’argilla, si assiste ad una quantità nel primo costituente di diossina superiore di ben 200 milioni di volte a quella che si riscontra, normalmente, nella mozzarella di bufala campana con il marchio di cui sopra senza che rappresenti rischio alcuno per l’alimentazione essendo sostanze che non entrano nella catena alimentare.

    Laddove la diossina rappresenta un rischio è quando si accumula nei grassi animali e venga trasferita nella catena alimentare, in questo caso,quando le quantità stia al di sotto dei limiti imposti dalla Legge, non v’è alcun pericolo per chi si ciba della carne ove sia stata repertata concentrazione di diossina nei termini di cui sopra, a quantità superiori, invece, i rischi per la salute sono elevatissimi

    A questo punto si tratta di stabilire cosa si intenda per dose bassa, secondo lo studioso, è considerata bassa la quantità di diossina che non causa patologie e che addirittura svolge un ruolo benefico nell’organismo, ad esempio, conclude lo scienziato, studi effettuati sui ratti avrebbero evidenziato che le diossine svolgono azione preventiva protettiva e chemioterapia persino nei tumori alla mammella. Dunque, il rischio per la salute da ingestione di mozzarella di bufala campana col marchio di tutela del consorzio d’origine è del tutto assente.

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