Dieta e obesità: mirtilli, ottimi alleati anti-grasso

Dieta e obesità: mirtilli, ottimi alleati anti-grasso

Una buona dose di mirtilli ogni giorno, toglie il grasso di torno: potrebbe riassumersi così la nuova scoperta made in Usa, che rivela proprietà anti-grasso e anti-obesità dei deliziosi frutti

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    Mirtilli, toccasana contro l'obesità

    I mirtilli sono veri e propri alleati della salute di tutto l’organismo, soprattutto alle loro proprietà cardioprotettive e antiossidanti, ma non solo. Piccoli frutti dai grandi benefici: i mirtilli, secondo i risultati di una nuova ricerca, si confermano anche preziosi alleati della linea, ottimi per contrastare l’accumulo del grasso in eccesso, per prevenire sovrappeso e obesità.

    I mirtilli sono un vero concentrato di vantaggi, oltre che di gusto e di profumi. Tra i frutti i bosco più apprezzati e sfruttati per prelibate ricette e dolci d’autore, i mirtilli sono anche ottimi amici della salute del corpo, della forma fisica. Sono proprio loro, infatti, almeno stando alle evidenze di una nuova sperimentazione d’oltreoceano, la nuova arma, tutta da assaporare, contro il sovrappeso e l’obesità, utile per dimagrire.

    Il merito di questo benefico effetto anti-grasso? Tutto dei polifenoli, le sostanze antiossidanti di cui i mirtilli sono ricchi, che sono in grado di inibire efficacemente l’adipogenesi, cioè la crescita e lo sviluppo delle cellule adipose, e di favorire il processo opposto, la lipolisi, cioè il meccanismo che consente all’organismo di smaltire i grassi in modo positivo, trasformandoli in “carburante” per produrre energia.

    La conferma delle proprietà anti-obesità dei mirtilli arriva dai ricercatori della Texas Woman’s University di Denton, negli Stati Uniti, che hanno presentato uno studio sull’argomento, condotto su tre gruppi di topi, in occasione dell’Experimental Biology 2011, in corso, fino a domani, a Washington DC.

    La dose più elevata di polifenoli ha prodotto una diminuzione del 73% dei lipidi mentre la dose più bassa ha mostrato una diminuzione del 27%. Abbiamo, però, ancora bisogno di testare queste dosi negli esseri umani” hanno osservato gli autori della ricerca statunitense.

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