Diabete: rischio di mortalità per complicanze, ridotto da due farmaci antipertensivi

Diabete: rischio di mortalità per complicanze, ridotto da due farmaci antipertensivi
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    Il diabete interessa una popolazione mondiale di ben 250 milioni di persone, ma oggi due farmaci possono diminuire il rischio di mortalità per le complicanze della malattia

    Le conseguenze negative del diabete sono note a tutti, organi come i reni, ma lo stesso apparato cardiovascolare e la vista, a seguito di un diabete non adeguatamente curato, possono subire danni, a volte, persino irreversibili che, nei casi gravi, possono condurre il paziente diabetico a morte.

    Ma oggi, uno studio australiano, addirittura il più grande studio effettuato sin’oggi sul diabete di tipo II, dal titolo, Studio Advance Action in Diabetes and Vascular Diseases, presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia di Vienna, ha apportato delle novità terapeutiche per la cura della grave malattia.

    Secondo gli studiosi, utilizzando due farmaci, molto noti per la cura dell’ipertensione arteriosa, il perindopril e l’Indapamide e, impiegandoli a basso dosaggio,si ridurrebbe il rischio di morte per le complicazioni sopra citate.

    Secondo il professor Stephen MacMahon del Gorge Institute for Internazional Health in Australia, i dati in possesso della Comunità Scientifica, relativi all’utilizzo di questi due farmaci per opporsi alle complicanze del diabete di tipo II, sono già sufficienti per poter, tranquillamente affermare, che in tutto il mondo si può far scendere la percentuale di morte per le complicanze del diabete di un quinto. E non è certo poco, se solo si pensa che nel mondo ben 250 milioni di persone sono affette dal diabete e molti di loro muore, a seguito dei danni che la malattia provoca nel tempo, o resta seriamente inabile. A far da padrone fra le complicazioni del diabete, le patologie a carico dell’apparato cardiovascolare, da qui ecco farsi incisiva, anche su sollecitazione delle Nazioni Unite, la lotta a questa malattia e alle sue più gravi conseguenze negative sugli altri organi.

    I risultati dello studio americano, effettuato su 11.140 pazienti provenienti da diversi Paesi del mondo e che ha avuto una durata di circa 4 anni e mezzo, ha dimostrato che l’intuizione degli scienziati era giusta, atteso che il 50% di questi pazienti ha avuta somministrata una terapia a base dei due antipertensivi, a basso dosaggio, un ACE inibitore, il perindopril e un diuretico, l’Indapamide. L’altra metà dei pazienti ha ricevuto, invece, un placebo per tutta la durata del trattamento.

    Il risultato è stato, come ha anche dichiarato la dott.ssa Anushka Patel, direttrice del Gorge Istitute, che quei pazienti che, in aggiunta a proprie terapie, aveva avuto i due farmaci supplementari, ha evidenziato un rischio ridotto di mortalità pari al 14%, compreso un 18% in meno di possibilità di decedere per le conseguenze di accidenti cardiovascolari; secondo la ricercatrice, questa terapia congiunta di questi due antipertensivi, se attuata, evidenzierebbe la possibilità di un morto in meno, ogni 79 pazienti malati di diabete, così come, le stesse malattie renali, dopo somministrazione dei due farmaci, sono state ridotte del 21% .

    Insomma, secondo i medici che hanno partecipato allo studio australiano, oggi avremmo gli strumenti in grado per fronteggiare il diabete e di ridurne l’insorgenza, se solo, indipendentemente da tutto, riuscissimo a identificare,sia tutti i pazienti affetti da questa patologia, così come, laddove se ne potesse seguire il loro destino nel tempo e si intervenisse sui soggetti a rischio, evitando, nel possibile, che sviluppino la malattia nel tempo, così come, una volta diagnosticata, potrebbe essere adeguatamente controllata, per ridurne l’impatto sull’ammalato.

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