Diabete di tipo I: potrebbe essere bloccato da un probiotico

Diabete di tipo I: potrebbe essere bloccato da un probiotico

Uno studio condotto da ricercatori europei, italiani, belgi, e americani, ha sottolineato l’efficacia dei probiotici (modificati geneticamente) nei confronti del diabete di tipo I

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    diabete di tipo I potrebbe essere bloccato da un probiotico

    Il diabete di tipo I, secondo uno studio recente, potrebbe essere bloccato mediante un probiotico. I lactobacilli e i bifidobatteri sono degli esempi di probiotici di cui si sente parlare molto spesso, in particolar modo nelle pubblicità in tv. Queste sostanze, secondo ricercatori europei, hanno un ruolo molto importante nel trattamento e quindi come nuova terapia contro il diabete di tipo I. I probiotici, geneticamente modificati, avrebbero il potere di “riprogrammare” il sistema immunitario, riportare alla normalità i livelli di glicemia, bloccando in questo modo la patologia. Un risultato che cambierebbe la qualità di vita di moltissimi pazienti affetti da diabete di tipo I costretti a terapie farmacologiche e a restrizioni alimentari obbligatorie. Sino ad ora le sperimentazioni sono state eseguite sugli animali, ma gli scienziati sperano che gli stessi risultati si potranno ottenere anche sull’uomo.

    Lo studio europeo

    lo studio europeoLo studio europeo, pubblicato sulla rivista americana Journal of Clinical Investigation, al quale hanno partecipato anche ricercatori italiani sia dell’università di Siena sia dell’università di Lovanio (Belgio), e le università di Bruxelles e quella statunitense di Gainesville in Florida. Il gruppo italiano, guidato dal dottor Francesco Dotta, endocrinologo e diabetologo del Policlinico “Le Scotte” di Siena, ha partecipato insieme ai colleghi europei a questa importante ricerca che potrebbe rappresentare una svolta nel campo medico e farmacologico. Gli studi sono stati condotti sui topi, in particolare sul Nod (un modello animale che esprime il diabete di tipo I come nell’uomo). Tutto è partito da precedenti analisi sull’efficacia dei probiotici, somministrati per via orale, a questi animali, nei confronti della patologia: erano in grado di prevenirla. Questo risultato, però, si otteneva solo somministrando la miscela in un determinato periodo di vita del topo, tra la quarta e la sesta settimana; ossia prima che si manifestassero i fenomeni infiammatori a carico delle beta-cellule del pancreas (quelle che producono insulina). Oltre a prevenzione, gli studiosi, notarono anche un ritardo nell’insorgenza della patologia, se somministrati più tardi.

    Da queste precedenti ricerche si iniziò a valutare l’importante efficacia dei probiotici nei confronti dell’insorgenza della patologia.

    Il probiotico geneticamente modificato

    probiotico geneticamente modificatoDato questi risultati, gli scienziati, vollero migliorare le prestazioni dei probiotici nei confronti della patologia. In che modo? Modificare geneticamente il probiotico: realizzare un ogm. Ecco che nasce il Lattococco (un Actobiotics). Qual è il meccanismo d’azione di queste nuove sostanze? Producono a livello intestinale una citochina anti-infiammatoria, la IL-10, sia un auto-antigene beta cellulare, come la pro-insulina (ovvero il precursore dell’insulina). In questo modo si è riusciti a “riprogrammare” il sistema immunitario, sopprimendo la risposta auto-immune distruttiva a livello delle cellule pancreatiche, ed inoltre, a ripristinare i normali livelli di glicemia. È come se le normali funzionalità del pancreas si fossero “addormentate”per un certo periodo di tempo per poi risvegliarsi più in forma di prima. Questi importanti risultati si sono ottenuti, per ora nel topo, ma già nel primo semestre del 2013 si potranno iniziare le sperimentazioni anche sull’uomo. Se si dovessero ottenere gli stessi dati sull’uomo allora si potrà toccare con mano la possibilità di far guarire le tantissime persone (in Italia sono circa 250 mila) affette da diabete di tipo I.

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