Diabete: analisi del sangue, sintomi e prevenzione

Diabete: analisi del sangue, sintomi e prevenzione

Il diabete, vero allarme sociale, eppure, nonostante i dati allarmanti circa il numero di ammalati destinato a salire nei prossimi anno, molto si può fare contro la temibile malattia

da in Analisi Mediche, Diabete, Glicemia, Malattie
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    Controllo glicemia diabete

    Parlando di diabete ci rendiamo sempre più conto del carico di sofferenze e di quanti guai futuri possa provocare questa malattia subdola e silenziosa, capace nel tempo di innescare tutta una serie di altre patologie che se non curate, ma che soprattutto non preventivate intervenendo sul diabete, possono in certi casi portare il soggetto che ne soffre anche alla… tomba!

    Non è certo per tratteggiare un quadro tetro della questione, semmai sono i numeri da capogiro che ci allarmano, quando sostengono che nel mondo ogni dieci secondi almeno due persone sviluppano la malattia, col risultato che rasenta il numero di quattro milioni di persone quelle che decedono ogni giorno per il diabete o per le conseguenze dello stesso.

    E se tutto ciò non bastasse, ecco un altro dato spaventoso; fra 15 anni, in assenza di rimedi drastici atti a stroncare la malattia, ci ritroveremo nel mondo con quasi 400 milioni di persone affette da diabete, il corrispettivo di metà della popolazione europea. I costi sociali e anche economici sono enormi ed in questa sede, senza entrare nel dettaglio della patologia, torneremo ad affrontare due soli punti che riguardano alcuni aspetti del diabete ovvero la diagnosi, che è poi alla base di tutto il problema visto che su essa si fondano le basi della prevenzione e dunque la sintomatologia.

    Occorre dire che rispetto, ad esempio, a due decenni fa, anche l’orientamento della medicina è radicalmente mutato nell’approccio alla malattia, lo dimostra il dato che oggi considera l’opportuno intervento sul malato ai primi sintomi della patologia, mentre un tempo ci si orientava su una quasi “autogestione” del diabete da parte del paziente quando questi, fatte le opportune analisi del sangue, manifestava più volte livelli di glicemia pari, ad esempio a 140/160 milligrammi per litro e l’emoglobina glicata ( un parametro importantissimo nella malattia ) si assestava tra sette e otto e, dunque, in siffatte condizioni ci si orientava come unico presidio sulla dieta alimentare.

    Oggi non è più così, la malattia va curata immediatamente anche se i valori sono poco più alti della norma, perché non è il solo valore della glicemia che dovrà interessarci, ma soprattutto il dato riferito all’emoglobina glicata.

    Cos’è l’emoglobina glicata

    Poiché è impossibile procedere ad un controllo ematico del glucosio nel sangue ogni momento della giornata, il diabetico, di norma, è invitato a farlo dalle due alle quattro/ cinque volte al giorno, sarebbe impossibile assistere all’evoluzione della malattia in “tempo reale” se non ci fosse l’emoglobina glicata, o se vogliamo…. “ appiccicata”, ovvero il dato che ci palesa quale sia stato l’andamento della malattia negli ultimi due tre mesi. Come? L’emoglobina è una proteina che trasporta globuli rossi, infatti si trova al loro interno, necessari per ossigenare i tessuti e, dunque accade che il glucosio penetrando all’interno dei globuli rossi resta imbrigliato all’interno dello scheletro dell’emoglobina e, se ricordiamo la vita media dei globuli rossi, intorno ai 120 giorni, siamo in grado di capire quanto glucosio si sia legato alla emoglobina e, dunque, alla luce di tali constatazioni, più alto è il livello di emoglobina glicata più alto sarà stato il tasso di glucosio nel sangue e, dunque, dall’esame dei valori registrati dall’emoglobina glicata riusciamo ad ipotizzare i livelli medi di glicemia nelle ultime otto settimane.

    Diabetici, non fate i furbi!

    Nella pratica potrebbe accadere che se ad esempio siete in vacanza e durante tale periodo avete fatto bagordi e una volta tornati a casa riprendete la dieta che vi è stata prescritta e così operando, credete di “imbrogliare” il medico sottacendo le vostre trasgressioni festive, sappiate che il “giochetto” non vi servirà; dall’esame della emoglobina glicata il medico saprà che ad agosto sarete stati…. “ monelli “ e ciò anche se i livelli di glicemia reperiti al momento dell’esame fossero nella norma.

    Dunque, tornando seri, l’esame dell’emoglobina glicata è ritenuto oggi fondamentale, non foss’altro perché i livelli di tali valori possono predire il futuro del malato, atteso che livelli reiteratamente alti di emoglobina glicata espongono il paziente ad una percentuale maggiorata del 25% di andare incontro ad eventi cardiovascolari anche gravi nei cinque anni successivi dalla diagnosi del diabete, soprattutto in presenza di altri fattori di rischio, quali ad esempio, l’ipertensione arteriosa, l’ipercolesterolemia, l’ipertrigliceridemia.

    I sintomi che devono far scattare l’allarme

    Ma allora, al di là di tutto, come si fa a riconoscere la malattia già dai primissimi sintomi? Se il diabete comincia a farsi strada in noi, esistono tutta una sequela di sintomi, a volte, purtroppo sfumati, ma che devono essere colti immediatamente e riferiti al medico che predisporrà immediatamente le opportune indagini diagnostiche.

    Vediamo quali sono questi sintomi, iniziamo con la sete diffusa, addirittura una sete che mima in qualche modo l’arsura delle giornate torride, anche quando le giornate non sono per nulla calde, accompagnata nel corso della giornata dal bisogno, spesso impellente, di andare in bagno ad urinare. Sovente a tutto ciò si aggiunge un dimagrimento anomalo con calo ponderale significativo accompagnato da una strana stanchezza e scadimento delle proprie performance anche lavorative. Non mancano inoltre infezioni ricorrenti, soprattutto a livello genitale che, oltretutto, tardano a guarire, così come può anche capitare di assistere alla difficoltà di certe micro ferite a rimarginarsi.

    La prevenzione

    Il rimedio per non assistere ai danni che in breve tempo vengono determinati dalla malattia, se trascurata, è quella di interpretare tali sintomi e, soprattutto, in accordo col proprio medico di famiglia, predisporre un diario dei controlli da effettuarsi nel corso della vita. Si parte da un semplice controllo della glicemia mediante un semplice prelievo ematico, meglio se accompagnato dalle analisi delle urine, per scongiurare l’eventualità di reperire glucosio proprio laddove non dovrebbe esserci ed invece vi si trova perché i reni non riescono più a trattenerlo. Infatti, la presenza nel tempo di glucosio delle urine può anche denunciare un danno che la malattia abbia determinato a livello renale dove si rischia di assistere ad una irreversibile forma di insufficienza renale con tutte le conseguenze del caso.

    Diciamo che anche in assenza di sintomi più o meno eclatanti, il controllo della glicemia, eventualmente accompagnato da tutti quegli altri esami che il medico intenderà predisporre, andrebbe fatto anche in assenza di sintomi, almeno ogni tre anni, dopo i 40/45 anni di età e anche se l’esito fosse negativo andrebbe ripetuto ogni anno laddove all’interno della famiglia vi sia o vi siano stati casi di soggetti diabetici o, ancora, se il soggetto è in soprappeso, ancor peggio se obeso o se ancora, soffre di ipertensione arteriosa e per la donna, laddove vi siano stati precedenti episodi di aborti spontanei.

    Ci fermiamo qui, anche perché il capitolo “diabete” è davvero lungo e articolato, tuttavia ci ripromettiamo di riprendere il discorso esaminando i nuovi ritrovati cui la scienza dispone per opporsi efficacemente contro la malattia.

    Fonte foto: Staminali Smartbank

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