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Depressioni minori: luce e sole responsabili dell’umore

Depressioni minori: luce e sole responsabili dell’umore

    Depressione minore

    Sono in molti, all’avvicinarsi della stagione fredda, di fronte anche al fatto di assistere a giornate contraddistinte da una luminosità più tenue e più breve, ad accusare disagi dell’umore che, in taluni casi estremi, possono configurare persino l’esistenza di una vera e propria patologia ascrivibile alla depressione di vario grado. Il fatto stesso che il dato epidemiologico testimoni come nel Nord Europa, a seguito delle situazioni climatiche di quegli Stati, manifestazioni riconducibili a stati depressivi siano più frequenti che da noi, confermerebbe quello che in atto si spiega con la sola constatazione del rapporto esistente fra malattia e ambiente esterno.

    Ma oggi, a seguito di studi più approfonditi, si è giunti alla determinazione di ritenere che la luce solare sia il catalizzatore del benessere in alcuni individui; perché avvenga tutto ciò è spiegato nel ruolo rivestito dalla serotonina, un neurotrasmettitore responsabile del buon umore e della voglia di vivere che verrebbe attivata al meglio proprio dalla luce naturale.

    A giungere a questa conclusione hanno pensato scienziati canadesi che hanno pubblicato l’esito della loro inchiesta su Archives of General Psychiatry, una rivista scientifica di pertinenza psichiatrica. Gli studiosi hanno infatti preso a campione 88 volontari di età poco superiore ai 30 anni in un lasso di tempo di cinque anni monitorando le variazioni che si manifestavano nei loro cervelli mediante PET, ovvero, la Tomografia Assiale computerizzata a mezzo di emissioni di positroni.

    La ricerca era volta a reperire la quantità di proteina che si attivava e si rendeva disponibile a trasportare la serotonina a livello cerebrale, constatando quanto fosse importante il fatto che al variare delle quantità repertate di questa proteina, si assisteva al cambiamento dell’umore della persona analizzata, così come, minore era la concentrazione di serotonina maggiore era l’ insorgenza dell’umore depresso. A questo punto i ricercatori scientifici hanno potuto constatare, nell’arco dei cinque anni di osservazione, che in autunno ed in inverno cresceva la concentrazione della proteina transfert, mentre allo sbocciare dei primi mesi primaverili e d’estate, le concentrazioni della proteina diminuivano lasciando alla serotonina la capacità di localizzarsi a livello cerebrale.

    Restava solo da capire cosa attivasse e di contro inibisse la concentrazione della proteina transfert; il caldo, il freddo, la temperatura in generale, o cos’altro; niente di tutto questo, avendo constatato come i fattori termici influissero poco o nulla sulla termolabilità della struttura della sostanza, dunque un altro doveva essere il fattore che aveva incidenza sul fenomeno. Son serviti lunghi periodi di studio per comprendere quanto la luce naturale fosse coinvolta nella manifestazione, ovvero, quanto la luce diretta fosse importante per comprendere l’attività della proteina al punto da poter così spiegare il cosiddetto disturbo affettivo stagionale, più noto come SAD che ha un’incidenza nella popolazione sana in ragione del 5% e che determina, in chi ne è affetto, cambiamenti di umore, tendenti alla depressione o esacerbazione di stati depressivi conclamati nei soggetti già affetti dalla patologia vera e propria.


    Resta a questo punto da vedere il ruolo giocato anche dalla durata del periodo diurno rispetto a quello notturno, in ambito alle ore di luminosità e l’eventuale effetto terapeutico che i moderni farmaci antidepressivi possono avere nel rimodulare al meglio le concentrazioni di questa proteina nel tentativo di far tornare il buon umore in chi soffre di transitorie forme depressive stagionali, o più impegnative patologie di pertinenza psichiatrica.

    Fonti
    Praschak-Rieder N et al. Seasonal Variation in Human Brain Serotonin Transporter Binding. Arch Gen Psychiatry. 2008;65(9):1072-1078

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