Depressione: tanto temuta dalle donne e tanto poco curata

Dunque è la depressione la malattia che più di ogni altra, cancro compreso, spaventa le donne, lo ha ben dimostrato il sondaggio condotto dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna e voluto da Giuseppe Pellegrini dell’Università di Padova che ha chiamato in causa ben 1

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    Il male oscuro, quello che ti fa vedere il mondo come dietro degli spessi occhiali neri, dello stesso colore in cui pare tingersi il mondo all’interno di un tunnel privo di uscita, quello che ha ispirato poeti e scrittori della nostra letteratura italiana e straniera ma che di poetico non ha proprio nulla, se non la disperazione nel voler uscire dal male oscuro.

    La depressione, temuta dalle donne più del tumore al seno, con la consapevolezza, sbagliata, che di depressione non si guarisce, forse ci si salva dal pensiero fisso di farla finita, ma tutto non è più come prima, da quel momento in cui il tarlo del male oscuro s’è annidato tenacemente nella nostra mente scavandola.

    Dunque è la depressione la malattia che più di ogni altra, cancro compreso, spaventa le donne, lo ha ben dimostrato il sondaggio condotto dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna e voluto da Giuseppe Pellegrini dell’Università di Padova che ha chiamato in causa ben 1.016 donne di età compresa fra 30 e 70 anni.

    Dunque la depressione vissuta come uno spauracchio, forse perché quando nel corso della propria vita ci si imbatte anche una sola volta, sia pure per un periodo limitato, la cicatrice ti resta dentro e torna viva ogni qualvolta si rievochi la patologia. Del resto, in un mondo che corre, che si aliena spesso avvolgendosi in se stesso con la miriade di aspettative richieste, come non ammettere che con la depressione, in maniera diretta o indiretta, abbiamo avuto in qualche modo a che fare ognuno. Lo studio padovano del resto ce lo indica chiaramente, 65 donne intervistate su cento riferisce di aver avuto a che fare con il male oscuro nel corso della propria esistenza, sia che questo abbia coinvolto il singolo personalmente sia che abbia riguardato la salute mentale di parenti ed amici. Ed alla lunga, sentire parlare un depresso, oggi che la depressione è vista come una malattia e non come uno stato d’animo “capriccioso”, è sufficiente per capire bene che di una malattia seria si parla. Oltretutto, la stragrande maggioranza delle donne oggetto dello studio non ha fiducia nelle cure contro la depressione e questo è un guaio, perché senza cure la depressione quasi sempre non guarisce.

    E, purtroppo, tale consapevolezza nel ritenere che le cure servano solo nei casi disperati e non nelle depressioni più lievi, che pure annientano l’individuo, è scaturita da uno studio americano di appena un mese fa. Ma da un punto di vista scientifico le cose non stanno proprio così. «Nelle depressioni di grado lieve, farmaci e psicoterapia si equivalgono; talvolta è più utile la psicoterapia — commenta Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze all’ospedale Fatebenefratelli di Milano —. In caso di depressione moderata o grave gli antidepressivi sono validi, ancor di più se associati alla psicoterapia. Chi viene trattato con i farmaci guarisce nel 34% dei casi e in un altro 36% vede l’entità dei sintomi più che dimezzata. Se si associa una psicoterapia, la percentuale di chi trae benefici dalle cure sale all’80%». Ma ancora adesso le donne vedono tutto in maniera diversa, annettendo alla psicoterapia la riuscita della cura, lo dice l’80% delle donne intervistate e solo qualche decina di donne su cento facenti parte del gruppo di studio annette una qualche importanza ai farmaci ed invece si sbagliano queste donne, i farmaci nelle forme gravi o medio gravi sono imprescindibili, tant’è che le depresse in tali forme che sono state costrette ad assumere i farmaci la pensano già diversamente.

    Ma la depressione resta sempre una sorta di tabù, basti pensare che il solo stato di malattia mentale fa trasalire chi è affetto dalla patologia, basti vedere che dire ad un paziente depresso che il suo medico di riferimento è lo psichiatra è sufficiente per alimentare in lui ansie mal riposte e reazioni paradossali, per averlo considerato un “ pazzo “! I risultati di questo difficile approccio verso la depressione è sotto gli occhi di tutti, su cento pazienti depressi solo 50/60 si curano e chi lo fa spesso si cura pure male, visto che solo un paziente su tre si cura adeguatamente, per non contare che sono troppe le donne, se affrontiamo la depressione affrontando il problema al femminile, che abbandonano anzitempo le terapie loro prescritte. E sulla depressione nell’animo delle donne si agitano ombre spettrali che fanno ritenere la malattia una sorta di vergogna e che finiscono per caricare la patologia di drammatici sensi di colpa. “ Le donne, che della depressione sono le vittime più frequenti, sentono di non trovare attorno a sé la stessa comprensione che avrebbero se fossero malate di un tumore al seno o di un’altra patologia “tangibile”. Così, ancora oggi si sentono giudicate, provano vergogna e senso di colpa», ammette lo psichiatra; tanto che spesso scelgono di non parlarne con nessuno: nel 2010, una donna depressa su sei non chiede aiuto. Il risultato…. drammatico, non guarisce da una malattia dalla quale poteva sicuramente affrancarsi!