Depressione post partum: prevenzione delle conseguenze gravi

Depressione post partum: prevenzione delle conseguenze gravi

La depressione post partum non è deve essere una condanna inevitabile per le mamme italiane

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    Prevenire la depressione post partum

    La depressione che si manifesta nella donna dopo il parto sale frequentemente agli onori della cronaca, quando una mamma che ne è colpita arriva alle estreme conseguenze, uccidendo la propria creatura o, per lo meno, provandoci. Il problema del “baby blues” riguarda circa il 10% delle donne, dai 50 mila ai 75 mila casi ogni anno nel nostro Paese e circa mille casi all’anno sono quelli a rischio di conseguenze molto gravi.

    I SEGNALI. Eppure la depressione post partum non è affatto inevitabile e si può prevenire. Secondo gli esperti, infatti ci sono dei segnali da non sottovalutare: nell’81% dei casi la depressione dopo la nascita del figlio si associa a ansia o depressione già durante la gestazione e una storia familiare o personale in cui la malattia ha già fatto la sua comparsa. Se poi la mamma ne ha già sofferto in precedenti gravidanze, nel 78% dei casi si può ripetere. Attenzione, inoltre, alle condizioni di isolamento, problemi socio-economici e di intesa con il partner, che possono favorire il disturbo.

    I GINECOLOGI. “Ciò nonostante il rischio di sviluppare depressione viene valutato di routine solo dal 30% dai ginecologi durante gli incontri pre parto. Dopo, solo nel 45% delle strutture è previsto un monitoraggio delle mamme ‘a rischio’. E il tempo dedicato all’informazione prima della dimissione è inadeguato per il 72% dei ginecologi” spiega il professor Giorgio Vittori, Presidente della SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia). E non basta neppure fare una corretta diagnosi e prescrivere dei farmaci. Le donne che soffrono di questo problema non vanno lasciate sole, ma aiutate con il supporto anche di psicologi, pediatri, l’ostetriche e medici di famiglia.


    NEI CASI GRAVI. Che cosa si può fare per evitare le conseguenze più infauste? A mali estremi, estremi rimedi potremmo dire. “Proponiamo al Ministro della Salute Ferruccio Fazio di applicare la procedura del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) extraospedaliero per le donne affette da depressione post partum, a rischio di infanticidio”. A dirlo il presidente SIGO, ma anche il dottor Antonio Picano, Presidente dell’Associazione Strade onlus e Responsabile del progetto Rebecca per la prevenzione e il trattamento della depressione in gravidanza e nel puerperio. Il TSO è una particolare procedura che, per ragioni di cura, limita la libertà della donna: la paziente può essere seguita 24 ore su 24, restando nella propria casa. Un modo per proteggere efficacemente sia la mamma sia il bambino.

    Immagine tratta da: Noimamme.it

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