Depressione: non solo farmaci

Depressione: non solo farmaci

Depressione: non solo farmaci

da in Depressione, Malattie, Neurotrasmettitori, Psicologia
Ultimo aggiornamento:

    La depressione è un fenomeno complesso, una malattia dei nostri giorni, curabile sicuramente, ma che, come dimostra anche una ricerca effettuata sui ratti da ricercatori dell’Istituto di Neuroscienza In del CNR di Cagliari, dovrà beneficiare di un approccio completo e non soltanto farmacologico.Intanto c’è da sottolineare, senza con questo voler destituire del significato che dovranno avere i farmaci in questa malattia, che in soggetti predisposti troppe occasioni negative o vere e proprie disavventure, si pensi ad un lutto, alla perdita dell’occupazione, anche al pensionamento, hanno ingerenza in questa patologia, ma oggi gli scienziati italiani che hanno condotto lo studio sulle cavie, hanno stabilito ciò che un tempo si intuiva solo a livello empirico, ovvero, che come accade ai topi di laboratorio, nei pazienti affetti da depressione, l’isolamento, una condizione che questa, purtroppo è frequente in questi malati, soprattutto quando non è voluta, peggiora sensibilmente la malattia di base.

    C’è da dire che il depresso tende ad isolarsi, ma molto di più fanno i parenti a lui prossimi, convinti, a volte, che il loro congiunto aggravi volutamente il suo stato un po’ per mettersi al centro delle loro attenzioni col suo “umor nero”, sbagliato, lasciare per lungo tempo isolato il malato può solo peggiorare il suo stato e non è certo questo un atto d’amore dei parenti con l’alibi che preferiscano pensare che così facendo migliorano lo stato del parente.

    Tornando agli esperimenti “sardi” “I ratti, animali che amano molto giocare e stare in compagnia dei loro simili, sono stati costretti a vivere in gabbia, da soli, per circa 2-3 mesi dalla loro nascita. In questo modo è stato verificato che il loro stato emozionale e comportamentale presentava gravi sintomi di ansia e depressione”, spiega Cristina Mostallino dell’In-Cnr. “Dalle analisi effettuate a livello cerebrale, abbiamo riscontrato una marcata diminuzione di alcuni ormoni steroidei, come il progesterone (un derivato del colesterolo), che, attraverso specifici processi cellulari, regolano numerose funzioni comportamentali e della sfera emozionale”.

    Tale riduzione potrebbe contribuire allo stato depressivo nei ratti isolati.

    Ma non è l’unico meccanismo coinvolto. “Nei nostri esperimenti abbiamo osservato che in alcune aree del loro cervello si è determinata una diminuzione dei fattori trofici (proteine sintetizzate nei neuroni), tanto da supporre una maggiore atrofia neuronale, altro processo che può provocare alterazione dello stato mentale”.

    Dunque, alla luce di queste nuove acquisizioni, occorre ribadire che la depressione, oltre che da quei complicati meccanismi patologici a carico dei neurotrasmettitori, come abbiamo avuto modo di vedere in altre occasioni, trova il suo motivo d’esacerbazione dei sintomi e dunque della malattia, anche a seguito di determinati squilibri di natura neuronali, alterazioni queste che, sono dipendenti dell’ambiente dove vive il malato, come afferma, concludendo la ricercatrice Mostallino, “Che per ristabilizzarle occorre vi sia un’appropriata terapia farmacologica e psicologica, ma anche attività sociali, quali frequentare una palestra, iscriversi a un corso di cucina o qualsiasi altra cosa che comporti il contatto con gli altri”.

    Fonte: Anna Capasso da una ricerca di Cristina Mostallino, Istituto di neurosceinze del Cnr, Cagliari

    557

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN DepressioneMalattieNeurotrasmettitoriPsicologia
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI