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Depressione: nelle donne il male oscuro fa più paura del cancro

Depressione: nelle donne il male oscuro fa più paura del cancro

La depressione, tanto conosciuta e tanto temuta, nelle donne poi la malattia è vista come uno spauracchio capace di far paura più del cancro al seno e troppo scetticismo alberga nelle persone riguardo le cure

da in Ansia, Depressione, Depressione Post-partum, Farmaci, In Evidenza, Malattie, Ormoni, Psicologia, Salute Donna
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    depressione temuta più del cancro

    Il male oscuro, non tanto perché a differenza di una qualsiasi patologia organica la depressione nelle donne colpisce in maniera più silenziosa e subdola, senza alcun fastidio fisico particolare, ma perché oscure, almeno nell’immaginario collettivo, visto che si è fatta piena luce sulle cause della malattia, è l’origine della stessa. Parliamo di depressione, soprattutto di quella femminile, una malattia in grado di stravolgere ed in certi casi, quando non curata, annientare una persona.

    Oscura è la depressione perché chi ne è affetto non riesce a cogliere nel suo organismo i segni di una battaglia intrapresa nei confronti del “male”; un’infezione, ad esempio, si palesa con la febbre, il dolore, il rossore della parte infetta e, dunque, è anche più facile immaginare l’esigenza delle cure ed accettarle, perchè si è anche in grado di costatarne il decorso, benigno o maligno che sia.

    Persino il tumore, vero spauracchio dell’uomo e della donna moderna, fa addirittura ed è tutto dire, meno paura della depressione; vuoi perché oggi una neoplasia è più gestibile e curabile di un tempo, vuoi perché, chissà, a livello inconscio per molti tipi di tumore conoscendo o presumendo quali fattori di rischio intervengono nella malattia, ci conforta per lo meno sperare o illuderci che al riparo da quei fattori le possibilità di ammalarsi si riduca quasi a scomparire.

    Ma di fronte alla depressione, alla martellante condizione di guardare il futuro con i vetri oscurati di inesistenti lenti che riducono la visuale prossima allo zero, avvolti dalla nebbia dei ricordi, impossibilitati a concentrarsi, incapaci a volte anche di prendere decisioni importanti o elementari, come fino a poco prima riuscivamo a fare, incapaci di godere di una buona qualità del sonno, eccessivo in certi casi, a causa spesso dei tanti ansiolitici assunti, eccessivamente ridotto e qualitativamente scadente in altri casi e, per di più costellato da incubi ricorrenti, da ansie notturne; come si può pensare che la persona depressa possa immaginare di guarire da quella condizione e come si può credere che riesca ad immaginarsi malata se alla fine, sintomi a parte, il suo organismo è apparentemente sano?

    Ecco perché la depressione spaventa più del cancro, perché, anche se sembra paradossale ciò che si dirà, per lo meno il cancro se non curato o giunto nelle forme terminali uccide, la depressione no, proprio quando qualcuno vede proprio nel fine vita la soluzione di tutti i propri problemi, ma quel fine vita spesso non arriva, se non indotto dal diretto interessato dal problema che in certi casi, arriva persino ad anticiparlo con istinti suicidari che a volte, ahinoi…. riescono anche!

    Certo, non è possibile neanche immaginare il pianeta depressione con tale pessimismo nel delinearne i contorni, sta di fatto e non ci si stancherà mai di ripeterlo, che oggi di depressione si guarisce, solo se la smettiamo di considerarlo uno stato del singolo individuo, passeggero, capace di cambiare in meglio con una salutare “bevuta al bar” fra amici o parenti affettuosi; la depressione si cura, quasi nel 98% dei casi, così come si curano le recidive, ma la malattia mentale che tale è, deve essere affrontata dallo specialista psichiatra e quando indichiamo questo medico, smettiamola anche di considerarlo lo specialista delle sole “ follie “ mentali, perché la depressione e tutto quanto vi sta intorno si cura in primis con i farmaci ed occorre una figura specializzata per prescriverli, poi si interviene sull’ambiente in cui vive il soggetto ed in questo preziosa è anche l’opera della psicoterapia affidata a mani esperte come quelle dello psicologo clinico; per curare la depressione non serve l’amico o l’amica del cuore, il compagno o la compagna sempre pronto/a a capirti; serve solo il medico ed eventualmente anche tute le figure summenzionate!

    Si comprende bene che se tanto importante è la malattia, tanto grandi sono le apprensioni della gente, donne in primis, di fronte al rischio di ammalarsi di depressione che in forma larvata, lieve, ma che non va neanche sottovalutata, ha un’incidenza sempre più elevata nella nostra epoca, nei Paesi maggiormente sviluppati e le motivazioni che non affronteremo neanche, sono molteplici e si annida nella mente di tantissime donne, con tutto il carico di sofferenza di cui è capace la malattia, al punto che nel nostro Paese parrebbe che a soffrire di depressione siano non meno di sei donne su dieci che possono testimoniare che in un preciso momento della propria vita hanno avuto a che fare con forme simil depressive; tali donne per lo più vivono nei grandi centri urbani.

    Tanto temuta è la depressione dalla donne che quasi sei donne su dieci ne hanno timore pur non conoscendola direttamente ma solo per aver, chissà, affrontato la malattia soccorrendo un loro familiare o amica che sia, la dimostrazione di quanto paura faccia tale patologia mentale la danno anche le indagini che si sono fatte sulla popolazione dove si evince che ferma la percentuale di cui sopra, le stesse persone “interrogate” sulla paura di poter contrarre il cancro al seno sono diminuite di numero scendendo al 24,2%. E la paura di potersi ammalare di depressione non è ubiquitaria in tutte le fasce d’età, soprattutto quando si chiede alle intervistate di esprimere giudizi sull’efficacia delle eventuali terapie; visto che su cento donne di età compresa fra 30 e 39 anni la percentuale di quelle che non credono possibili cure mirate sono 78 donne che sfiorano le 82 al variare dell’età, in questo caso compresa fra 40 e 49 anni e per quelle donne che hanno superato i 50 anni di età, almeno 70 su cento è scettica e ha poca fiducia delle terapie.

    Sono questi i dati emersi da un`indagine su oltre mille donne presentata Roma dall`osservatorio nazionale sulla salute della donna (O.N.Da) in occasione del convegno “Depressione: impariamo a combatterla”.

    Eppure, come detto, esistono eccome i farmaci per uscire dal tunnel, ma purtroppo, ancora oggi, 40 donne su cento non credono affatto sull’efficacia di tali presidi terapeutici, solo 16 donne su cento li considera molto efficaci, visto che 83 donne su cento giudica molto più efficace la terapia psicologica. Insomma, le donne ritengono che i farmaci attualmente disponibili abbiano solo effetti limitati nel tempo senza risolvere le cause principali della depressione.

    E proprio chi conosce la malattia assegna un giudizio più basso rispetto a chi non l`ha mai incontrata.

    Di fronte a tali numeri, circa l’aspettativa di successi terapeutici da parte del mondo femminile, è scoraggiante assistere a come nemmeno la medicina sia stata in grado negli ultimi decenni a creare le giuste aspettative di guarigione nei malati o in chi teme la malattia, complice anche un modo di guardare alla depressione come ad un ineluttabile “castigo di Dio” che una volta giunto è difficile o quasi impossibile da sradicare.

    Per lo meno, oggi più di un tempo, le donne riconoscono i sintomi della malattia ed è gia qualcosa, visto che il 40,3% li sa riconoscere e sa quanto è importante agire tempestivamente. Il punto di riferimento rimane il medico di famiglia (29% delle donne) seguito dai famigliari (23%), psicologo (15%) e psichiatra (13%).

    Conosciuta invece molto più di un tempo è quella forma di depressione che si accompagna a cause organiche, dalla depressione post partum, a quella connessa con il ciclo mestruale, visto che la stragrande maggioranza delle donne annette il ruolo importante rivestito dagli ormoni femminile nel “ bene o nel male”. Restano diverse nei due sessi le manifestazioni estreme della malattia; il suicidio o il tentativo di metterlo in atto; nelle donne è molto più frequente che negli uomini, dove è più spesso però portato a compimento.
    Fonte Foto:Tiscali

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