Depressione: i numeri della malattia

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Depressione: i numeri della malattia

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    La depressione ha numeri da vera pandemia

    Continuando il discorso in tema di depressione di cui si è ampiamente parlato, occorre ricordare che la casistica clinica di questa patologia è di pertinenza psichiatrica e su questo ci piacerebbe aprire una parentesi, sfatando l’idea che ancora in molti alberga che la visita psichiatrica sia l’anticamera della follia e di un tempo dei manicomi, col risultato che con questo limite devono confrontarsi anche i medici di famiglia allorquando consigliano la scelta di uno specialista psichiatra per curare una malattia quale la depressione nelle sue diverse forme.

    La conseguenza di questa ritrosia manifestata da molta gente, è che la patologia, ignorata o mal curata, col tempo è destinata ad aggravarsi, a volte in maniera molto seria.

    Detto questo e ritornando al tema principale, occorre ricordare che tale patologia è sicuramente una malattia dei nostri tempi e non solo per le sfaccettature che essa assume nel manifestarsi, ma per il fatto di avere sulla popolazione un’incidenza elevata, nei diversi momenti della vita.

    Solo una pandemia riuscirebbe a coinvolgere un numero di pazienti pari agli ammalati di depressione, almeno a dar retta ai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che indica in ben 120 milioni di persone quelli che soffrono di questa grave patologia e la metà di questi, vive nella sola Europa. Per di più, secondo gli studiosi e le stime più attendibili, la depressione è destinata ad accrescersi nel corso dei prossimi decenni con coinvolgimento di fasce di popolazione sempre maggiore e stratificate. Attualmente l’identikit del depresso tracciato dall’Eurisko individua il soggetto tipo, principalmente nella donna, con bassa scolarità, residente in una grande città, preferibilmente del nord, con reddito medio-basso. Ma è una caratteristica questa che lascia un po’ il tempo che trova, anche perché, tanti nuovi fattori esterni finiscono per incidere sulla persona e, dunque, coinvolgere soggetti con caratteristiche del tutto differenti da quelli tracciati dall’Eurisko.

    Vero è anche che nel trattare una patologia diffusa quanto si vuole, ma contrassegnata, a volte, da esordi bruschi e lunghe fasi di quiescenza fino, in taluni casi, a regressioni spontanee, si rischia, da un lato, di ingigantire ancor di più il problema, più di quanto esso stesso sia, ma dall’altro, sono ancora troppi i pazienti che, per pudore, per ignoranza o per paura, sfuggono al controllo e alle statistiche perché ricorrono allo specialista tardivamente nel corso della loro vita o non vi si rivolgono per niente. Ma comunque lo si affronti, il problema depressione, è uno dei fenomeni più scottanti e più inquietanti dei giorni nostri.

    Secondo una recente indagine milanese, sempre dell’Eurisko, su 96 pazienti considerati gravi, solo 60 possono ritenersi tali dalla medicina, il resto, pur accedendo alle usuali terapie per questa malattia, rimane insoddisfatto e ritiene la depressione una malattia incurabile e l’accetta come un fatto ineluttabile. Oltretutto tale patologia viene troppo spesso a invadere la performance del paziente anche da un punto di vista organico, infatti, sovente, i depressi lamentano tutta una serie di disturbi fisici che vanno dal banale mal di schiena a grossi fastidi che giungono fin’anche ad inabilitare il paziente, così come spesso si assiste ad un riverbero della malattia su determinati apparati, quali quello gastrico, respiratorio, mimando tutta una serie di malanni che nulla o poco hanno a che vedere con una malattia organica che, però, solo un medico preparato e suffragato da tutta una serie di accertamenti diagnostici sarà in grado di diagnosticare.

    Da qui immaginare di poter classificare al meglio la depressione quando è ancora allo stato latente risulta più difficile di quanto possa apparire, al punto che è possibile farlo, con certezza, solo quando essa si sia conclamata al punto da poter escludere con sicurezza altre patologie, a meno che, non ci si sottoponga a visita medica di fronte a sintomi ritenuti inspiegabili e, soprattutto, ricorrenti.

    Ma di depressione, come si sa, si può e si guarisce, soprattutto quando si prende definitivamente coscienza del fatto di esserne ammalati e solo in poche forme o nella sottovalutazione dei sintomi della patologia si finisce per renderla di difficile guarigione.

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