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Depressione: e se fosse il cervello a scegliersi la cura?

Depressione: e se fosse il cervello a scegliersi la cura?

Un nuovo modo di monitorare il cervello consiglia i farmaci da impiegarsi contro il mal di vivere ovvero la depressione in maniera, a detta dei ricercatori americani che hanno condotto gli studi, del tutto semplice

da in Depressione, Farmaci, Malattie, Primo Piano

    Depressione

    Che la depressione sia una malattia complessa e di difficile approccio è indubbio, spesso la difficoltà sta proprio nella scelta dei farmaci da utilizzare anche alla luce di sempre nuove molecole in grado a volte di compiere il miracolo. Ma poiché sovente non è possibile decidere in anticipo la classe di farmaci da utilizzarsi, anche se il clinico nel farlo fa ricorso a tutta la sua esperienza fatta sul campo, senza considerare che i farmaci antidepressivi non sono del tutto esenti da effetti collaterali, sarebbe interessante conoscere in anticipo non solo la molecola che più di altre agisce contro la malattia, ma che sia lo stesso cervello a scegliersi dal momento in cui si iniziano le cure.

    Un nuovo sistema sarebbe quello di monitorare in anticipo l’attività cerebrale al fine di conoscere la reazione che questa avrebbe nei confronti dei farmaci utilizzati. Oltretutto si supererebbe un gap temporale dovuto ai tempi di azione delle sostanze farmaceuticamente attivi che in certi casi impiegano anche due mesi prima di agire efficacemente, non si può dire la stessa cosa invece degli effetti avversi di queste sostanze chimiche, il mal di testa, le vertigini e la nausea, sono i sintomi più frequenti che persistono spesso anche quando il paziente comincia ad ottenere qualche risultato, ma non al punto da convincerlo a non desistere dalla cura, pur di liberarsi dagli effetti collaterali delle terapie.

    Oggi pero’ potrebbe aprirsi una nuova frontiera nello studio e nella cura delle depressione, merito della scoperta a seguito di uno studio guidato dall’Associazione Psichiatrica Americana, tenutasi a San Diego, dove un gruppo di ricercatori guidato da Andrew Leuchter, dell’Università della California, ha dimostrato che una tecnica chiamata “encefalogramma quantitativo frontale” (fqEEG) può aiutarci a prevedere se un farmaco funzionerà o meno. Questo metodo può essere usato efficacemente già a partire da una settimana dopo che il paziente ha cominciato la cura.


    Un metodo semplicissimo quello americano, secondo i suoi stessi scopritori,“Ci piace dire che l’abbiamo resa talmente semplice che anche un dottore potrebbe usarlo, – scherza Leuchter, anch’egli medico – ma non importa esserlo, potrebbe farlo anche un assistente.” Inoltre, secondo Leuchter, che lo studio fa svanire anche il preconcetto secondo il quale i pazienti che non rispondono al primo farmaco antidepressivo che provano, non risponderanno neanche agli altri circa 20 composti approvati negli USA per curare la depressione.

    Fonte: In collaborazione con New Scientist

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