Depressione e insonnia: due disturbi collegati alla demenza

Depressione e insonnia: due disturbi collegati alla demenza

Un ampio studio norvegese ha scoperto come una determinata forma di demenza (LBD: malattia a Corpi di Lewy) causi gravi disturbi del sonno e forme depressive

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    La demenza è una patologia che causa un aumento del rischio di depressione e di disturbi del sonno. I pazienti affetti da tale malattia presentano casi di insonnia e di forme depressive in numero maggiore rispetto alle persone sane. Secondo studiosi norvegesi la forma di demenza in questione è quella indicata con la sigla LBD (malattia a Corpi di Lewy), i cui sintomi spesso sono confusi con quelli dell’Alzheimer. La LBD ingloba anche la demenza del morbo di Parkinson e di altre forme neurologiche.

    I disturbi di insonnia e depressione dovuti alla demenza LBD sono il risultato di uno studio condotto dai ricercatori del Centre for Age-Related Medicine dello Stavanger University Hospital, e guidati dal dottor Dag Aarsland. Questa ampia ricerca ha evidenziato i sintomi che accomunano la LBD e l’Alzheimer, e verificando quanto i pazienti che ne soffrono presentano depressione, disturbi d’ansia e del sonno. L’insonnia, secondo gli studiosi, è il disturbo presente generalmente nella demenza generale, mentre risulta il primo sintomo nella LBD.

    In questa malattia è molto frequente (quattro pazienti su dieci hanno vissuto questa esperienza) e traumatica tanto che la persona si agita, urla, sembra totalmente nel panico mentre dorme. Quindi il primo sintomo della LBD verificato e monitorato è l’insonnia, che si aggrava di conseguenza con depressione e ansia.

    Il sonno agitato o addirittura mancante fa precipitare i pazienti affetti da demenza a corpi di Lewy in uno stato depressivo grave. La loro salute mentale viene intaccata dai disturbi del sonno. Questi risultati sono molto importanti per studiare a fondo queste patologie neurodegenerative, data anche la loro diffusione: si stima che nel mondo ad oggi i malati di Alzheimer siano 36 milioni, un numero, purtroppo, destinato a salire, secondo gli esperti, a 66 milioni entro il 2030. Grazie a queste ricerche si potranno definire al meglio le cause, quindi come prevenirle e anche come curarle.

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