Depressione: chi ha paura dei depressi?

Depressione: chi ha paura dei depressi?

Che il problema sia tutt’altro che marginale quando si cerca di capire il rapporto esistente fra malattie o disturbi minori mentali, lo dimostra l’attenzione che ne da la Commissione Salute del Dipartimento per le Pari Opportunita’, i cui dati sono stati presentati questa mattina a Roma nel corso di un convegno promosso dal ministro per le Pari Opportunita’ Mara Carfagna

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    Quante volte di fronte ad un omicidio anche efferato si cerca di spiegare il crimine con una patologia mentale di cui si supponesse soffrisse l’autore del reato giustificando l’accaduto col fatto che questi fosse stato in preda ad un raptus a seguito di patologie di tipo depressivo.

    Purtroppo questa scarsissima attenzione da parte dei media uniti ad una colpevole ignoranza da parte di chi divulga tali notizie, ha fatto si che per buona parte degli italiani il depresso è un malato potenzialmente pericoloso!

    Lo dicono ben 32 italiani su cento e il 20% degli intervistati dichiara di avere paura di una persona depressa. Si fa tanta di quella confusione nel considerare la depressione al punto di non riuscire nemmeno a distinguere questa patologia con l’ansia come fossero due facce della stessa medaglia che per forza di cose debbano convivere nella stessa persona. Eppure, la depressione ansiosa non è che una forma della malattia e si può essere ansiosi senza essere depressi al contempo e depressi senza essere ansiosi.

    Eppure il 14% degli intervistati immagina pericolosi gli ansiosi e quasi dieci persone su 100 dichiara di averne paura. Quest’ultimo fatto è paradossale, perché l’ansia è una risposta esagerata ad uno stimolo esterno o allo stress e se gli intervistati almeno sapessero che il numero di ansiosi nel mondo è ben oltre quello dei pazienti a cui viene diagnosticato il disturbo, dovrebbero avere paura di tutti i propri simili e chissà, se alla fine, non dovrebbero avere paura pure di sé stessi.

    Che il problema sia tutt’altro che marginale quando si cerca di capire il rapporto esistente fra malattie o disturbi minori mentali, lo dimostra l’attenzione che ne da la Commissione Salute del Dipartimento per le Pari Opportunita’, i cui dati sono stati presentati questa mattina a Roma nel corso di un convegno promosso dal ministro per le Pari Opportunita’ Mara Carfagna.


    Tale riguardo verso queste patologie è dato dalle conseguenze che esse determinano nei pazienti che ne soffrono; si pensi che nell’87.5% dei casi il malato viene isolato, ben 83 pazienti su cento soffrono di difficoltà di relazionarsi col prossimo, 72 hanno paura della patologia, lo stesso numero di pazienti in percentuale si sente incompreso, 65 pazienti si sentono rifiutati e quasi metà dei pazienti considera una vergogna il fatto di essere depresso.

    L’indagine ha fatto emergere “una conoscenza scarsa e confusa di queste patologie – ha commentato a margine dell’incontro il professor Antonio Tundo dopo aver presentato i dati – e l’opinione pubblica, ancora oggi, stigmatizza chi ne soffre. Una mia paziente disse una frase molto significativa che ho fatto mia: ‘Nessuno porta fiori a chi soffre di depressione’. Rende bene l’idea della discriminazione basata sul pregiudizio che coinvolge queste patologie”, ha detto l’esperto. “Dobbiamo sconfiggere l’ignoranza e contrastare quel non sapere che trasforma le malattie in demoni”. .

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