Depressione: anche una certa difficoltà nella percezione dell’ambiente

Depressione: anche una certa difficoltà nella percezione dell’ambiente

Lo avrebbe dimostrato uno studio americano pubblicato sul Journal of Neuroscience da dove si evincerebbe che “Chi soffre di depressione ha una carenza di neurotrasmettitori specifici chiamati GABA”, ha spiegato Julie Golomb, ricercatrice a capo dello studio

da in Depressione, Malattie
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    Che la depressione sia una vera e propria malattia sociale con grave ripercussione sulla qualità della vita delle persone e di chi deve convivere con la patologia, non ci sono dubbi, ma adesso emerge un altro aspetto della depressione che un tempo non si riconosceva, un aspetto dettato dal fatto che il depresso, solitamente di fronte a delle immagini di proporzioni notevoli, riesce a discernerne i contorni e a cogliere anche le sfumature quando le immagini si riferiscono ad un soggetto fisso o mobile ma dalle dimensioni grandi, non è così quando invece si tratta di cogliere i più piccoli dettagli di un ambiente o di un soggetto colto in un’immagine rimpicciolita.

    Lo avrebbe dimostrato uno studio americano pubblicato sul Journal of Neuroscience da dove si evincerebbe che “Chi soffre di depressione ha una carenza di neurotrasmettitori specifici chiamati GABA”, ha spiegato Julie Golomb, ricercatrice a capo dello studio. “Questo neurotrasmettitore e’ stato anche collegato da altri studi a una abilita’ visiva della soppressione spaziale, che permette di eliminare i dettagli attorno all’oggetto osservato dai nostri occhi”.

    Parrebbe infatti, sulla scorta degli esperimenti portati avanti dai ricercatori, che i depressi, ad esempio, durante la visione di un film proiettato in una sala cinematografica, colgono ogni aspetto della visione se di proporzioni elevate, ma non sono parimenti in grado di discriminare i dettagli della scena se questi sono riferiti ad immagini piccole.

    La dimostrazione pratica di quest’inedito aspetto del depresso ci fa cogliere una sfumatura importante, ovvero, che la malattia non può inquadrarsi semplicemente come un disordine dell’umore fine a se stesso, ma anche come una patologia che riverbera i suoi effetti nel quotidiano, ovvero, nelle abitudini di ogni giorno, nel modo di alimentarsi, nell’esigenza del riposo anche ai fini della percezione dell’ambiente e anche solo considerando quest’ultimo aspetto si capisce bene che una visione non del tutto completa dell’ambientazione finisce col causare al depresso stesso problemi a vario titolo caratterizzati da sofferenze di grado diverso.

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