Denti: addio vecchie protesi

Denti: addio vecchie protesi

La strada per giungere a tanto sarebbe stata scoperta da un team di scienziati italiani della Seconda Universita’ di Napoli che ha sperimentato una tecnica per creare protesi dentarie umane, per uso autologo, ottenute dalle cellule staminali ricavate dalla polpa dentale del paziente stesso,

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    Un-bel-sorriso-con-denti-propri-e-mai-più protesi-artificiali

    Un nuovo modo di intendere le protesi dentarie, non più ricorrendo alle classiche dentiere che ben conosciamo, con tutti i disagi che esse comportano, semmai con sempre nuovi sistemi che operino in modo che sia l’individuo stesso a ricrearsi la propria protesi sfruttando propri tessuti.

    La strada per giungere a tanto sarebbe stata scoperta da un team di scienziati italiani della Seconda Universita’ di Napoli che ha sperimentato una tecnica per creare protesi dentarie umane, per uso autologo, ottenute dalle cellule staminali ricavate dalla polpa dentale del paziente stesso, per la rigenerazione ossea, utilizzando cellule staminali ricavate dalla polpa dentaria che una volta coltivate in laboratorio potrebbero esser successivamente impiantate sullo stesso paziente con una sorta di bio-complesso che si vada ad inserire all’interno della cavità creatasi dopo l’estrazione del dente.

    Successivamente studiata la nuova impalcatura che si era venuta a determinare si è visto che questa assumeva la giusta forma e la precisa architettura che la collocava laddove avrebbe dovuto assolvere alle sue funzioni. Ciò per i ricercatori napoletani, che hanno pubblicato i risultati dello studio Cells and Materials, rappresenta un nuovo strumento per l’ingegneria del tessuto osseo.

    ”E’ la prima volta che la ricerca sulle cellule staminali dalla polpa dentale – ha detto Papaccio responsabile della ricerca – si sposta dal laboratorio a test clinici sull’uomo. L’uso di queste cellule ha facilitato il trapianto, eliminando complicazioni immunologiche come rigetto o infiammazione, proprio perche’ le cellule sono estratte dal paziente stesso”.

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