Demenza senile: triplicati i casi, l’ipertensione arteriosa imputato numero uno

Demenza senile: triplicati i casi, l’ipertensione arteriosa imputato numero uno

Le demenze senili sono le condizioni patologiche che più affliggono i pazienti della terza età, fra i tanti fattori implicati, un ruolo importante lo riveste l'ipertensione arteriosa

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    Le demenze senili sono le condizioni patologiche che più affliggono i pazienti della terza età, fra i tanti fattori implicati, un ruolo importante lo riveste l'ipertensione arteriosa

    E’ sotto gli occhi di tutti, oggi la vita media dell’uomo si è allungata sensibilmente, anche rispetto ad un solo ventennio fa, tant’è che, nella sola Italia, che per’altro, insieme al Giappone, è il Paese che gode della maggiore longevità del pianeta, il numero degli anziani è aumentato sensibilmente da un decennio ad un altro, fatto questo senz’altro positivo, ma che apre nuovi scenari patologici, un tempo a diffusione limitata.

    Basti pensare che nel nostro Paese, ben 3 milioni di ultrasessantacinquenni, sono affetti da deficit cognitivo, il che significa che ogni quattro anziani, uno soffre di questi disturbi che, nel tempo e, soprattutto, entro i primi quattro anni dai primi sintomi, porta un cospicuo numero di pazienti della terza età, verso la demenza in misura tre volte maggiore rispetto ad anziani che non abbiano mai manifestato sintomi di deficit cognitivi.

    A questa allarmante conclusione sono giunti ricercatori del CNR nell’ambito del Progetto Ilsa (Italian Longitudinal Study on Aging), da Antonio Di Carlo e Marzia Baldereschi dell’Istituto di Neuroscienze (In) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Firenze, insieme con Domenico Inzitari, Marco Inzitari e Maria Lamassa dell’Università di Firenze e con Emanuele Scafato, coordinatore scientifico dell’Ilsa presso l’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

    Una condizione che vede, il nostro Paese, accomunato con quasi tutte le altre nazioni che hanno condotto ricerche analoghe e che manifesta un aumento molto significativo dei casi di demenza o della possibilità di ammalarsi di questa condizione il cui, primum movens, è dato proprio dal deficit cognitivo che apre la strada a molte più serie patologie che sfociano in vere e proprie demenze senili che colpiscono un numero sempre più cospicuo di anziani, visto che a soffrirne è circa l’1% della popolazione e che richiede, immediati e approfonditi studi al fine di prevenire,nel modo più efficace e nel minor tempo possibile, questa grave condizione patologica che, oltretutto, riguarda, ogni anno, 150.000 nuovi casi diagnosticati nella popolazione anziana.

    La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Neurology , organo ufficiale dell’American Academy of Neurology e mira ad individuare i maggiori fattori di rischio che entrano nelle patologie cerebrovascolari fra i quali vanno annoverati, senza più alcun dubbio, l’ipertensione arteriosa (che colpisce il 60 per cento circa della popolazione anziana), il diabete (13 per cento), il fumo, nonché la prevenzione delle recidive dell’ictus, sui quali intervenire per primi, al fine di controllare e ridurre il rischio di deterioramento cognitivo nella popolazione anziana.

    “Solo per citare l’ipertensione arteriosa, dicono gli studiosi, nel nostro Paese oltre un terzo degli anziani ipertesi non è trattato, e circa la metà dei pazienti trattati non ha un controllo soddisfacente della pressione arteriosa”.

    Basta questo a fronteggiare il problema, certamente no, ma, insieme a tutti gli studi portati avanti nella lotta alle demenze, il trattamento dell’ipertensione arteriosa dell’anziano è quello che, ancora oggi, risulta fra i più efficaci provvedimenti di medicina preventiva, da attuarsi.

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