Cure palliative: troppa resistenza ancora da parte dei medici

Cure palliative: troppa resistenza ancora da parte dei medici

Con le nuove Leggi promulgate in materia di cure palliative sembrava risolta l'annosa vertenza relativamente alla ritrosia dei medici di base di prescrivere farmaci appartenenti alle cure palliative, ma una recente indagine dimostra che il problema è ancora lontano da definizione

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    Doveva essere una grande conquista quella rappresentata dal fatto di poter accedere con maggiore facilità alle terapie palliative, intendendo sopratutto quei farmaci antalgici maggiori, oppioidi compresi, che affrancano il paziente neoplastico dalle sofferenze, a volte anche atroci, determinate dalla malattia che lo affligge.

    Il guaio è che non si è parimenti sviluppata anche da parte dei medici una mentalità più aperta verso questo tipo di terapie, si pensi che ancora l’80% dei medici di medicina generale prescrive con il “ contagocce “ questi indispensabili presidi di cui la medicina dispone che renderebbero meno penoso il cammino della vita residua al paziente affetto da una qualsiasi forma di tumore allo stato terminale.

    Stante la resistenza degli stessi medici nel prescrivere antalgici maggiori ai pazienti affetti da tumori, figuriamoci quando il dolore è dovuto ad altre cause, magari meno gravi, ma non per questo fonte di sofferenza continua per il paziente; nel caso infatti di dolore cronico non neoplastico, la percentuale relativa alla non prescrizione di antalgici maggiori è otto volte su dieci inefficace. A rendercene conto è la FIMMG, ovvero la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale con il supporto del Centro Studi Munfipharma.

    L’indagine è stata svolta sul campo dalla Società Metis, società scientifica dei medici di Famiglia che ha riguardato 752 iscritti alla FIMMG e il dato è chiaro; i medici sostengono di prescrivere oppioidi nel 50% dei casi, il 49% dei quali dice di seguire le linee internazionali ma in verità parrebbe di capire che quasi il 53% degli intervistati non effettua di prassi la misurazione dell’intensità del dolore, né per impostare la terapia, né per verificarne l’efficacia.

    La riprova di quest’ultimo dato lo da l’altro riferimento che indica come nel dolore cronico moderato in 64 casi su cento vengono impiegati oppiodi semplici e a basso dosaggio singolarmente nel 22% dei casi, associati a Fans nel 41,3%; l’altro farmaco utilizzato è il paracetamolo nel 7,6%, mentre a ricorrere a farmaci oppiodi forti ed a dosaggio pieno è appena l’1,3% dei medici.

    Fonte foto: previewonline

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