Cure, l’importanza di aderenza e persistenza

La reale efficacia delle cure dipende anche dall'aderenza e dalla persistenza al trattamento da parte del paziente

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    Se nell’efficacia delle cure, in primis è la bontà delle stesse a giocare un ruolo determinante, ci sono altri due aspetti, collaterali ma non secondari da non sottovalutare. Cioè l’aderenza e la persistenza alle cure prescritte. Aspetti troppo spesso sottovalutati e dai risvolti problematici, anche per colpa, almeno secondo molti esperti, dell’introduzione sempre più massiccia in commercio dei farmaci generici.

    Ma cosa implicano i problemi di aderenza e persistenza alle terapie? Le eventualità sono due e si possono verificare entrambe o singolarmente: i pazienti eseguono in modo scorretto la cura prescritta, scarsa aderenza, o in termini di dosi o di modi di somministrazione, per esempio; i pazienti sospendono il trattamento prematuramente, evidenziando problemi di persistenza. Perché? Le motivazioni possono essere molte e, spesso, le cause sono personali e specifiche, ma con altrettanta frequenza scarsa aderenza e persistenza possono essere attribuite a dei problemi nel rapporto tra medico e paziente o a difficoltà legate alla tipologia di farmaco prescritto. In particolare, nel secondo caso le possibili evenienze sono molteplici e vanno dalla comparsa di effetti indesiderati alla scarsa efficacia del farmaco.

    Quando ci sono problemi nell’aderenza e nella persistenza? Quando per entrambi gli aspetti i pazienti vacillano, le conseguenze sono tanto chiare quanto poco auspicabili. Come un rapporto di proporzionalità inversa dei più elementari, se aderenza e persistenza diminuiscono, di pari passo, aumentano le complicanze delle malattie e i costi sanitari.

    Come se la situazione in tema di aderenza e persistenza non fosse già abbastanza critica, negli ultimi anni un’altra circostanza sembra aver peggiorato la situazione, la diffusione dei farmaci generici. Come ha affermato il Professor Francesco Vittorio Costa, specialista in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare e Hypertension Specialist della Società Europea dell’Ipertensione, in occasione del convegno AUDITA sulla gestione del malato con ipertensione e scompenso cardiaco, svoltosi a Ivrea a giugno: “C’è innanzitutto il problema dell’equivalenza terapeutica tra generici e brand presunta: per i farmaci generici infatti non è necessario dimostrare l’efficacia clinica, ma semplicemente la bioequivalenza, cioè la similitudine (non l’identità) tra le concentrazioni plasmatiche nel tempo con un ampio margine di tolleranza rispetto al farmaco originale che va dal -20 al + 25%”.

    Qualche esempio? In commercio esiste per molte patologie dell’apparato cardiovascolare il farmaco generico. Generico che, però, non è esente da dubbi sia in termini di efficacia, dalla cui dimostrazione, a differenza dei farmaci brand, sono esenti, sia per quanto riguarda l’affidabilità e la sostituibilità.

    Dubbi che si ripercuotono sui pazienti e, più o meno consapevolmente, sulla loro aderenza alla cura e sulla persistenza della stessa. “In Italia, a differenza di quanto avviene negli USA, non esiste un elenco dei generici interscambiabili tra loro (Orange book)”, spiega poi il Prof. Costa, “la letteratura presenta diversi casi in cui la sostituzione del brand col generico ha provocato seri problemi nel controllo delle malattie. Il medico dovrebbe sempre ricordare che la scelta del farmaco meno costoso è logica/doverosa solo a parità di beneficio”.