Curare la depressione nei giovani riduce il rischio di abuso di droghe

Curare la depressione nei giovani riduce il rischio di abuso di droghe

Curare gli adolescenti per la depressione può evitare il rischio che consumino sostanze stupefacenti in seguito

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    curare la depressione, contro abuso di droghe

    La depressione è una malattia seria, complessa, che non può e non deve essere sottovalutata. Soprattutto se a soffrirne è una persona giovane, un ragazzo, un adolescente, è indispensabile sottoporlo ad adeguati trattamenti, per aiutarlo a uscirne. Curare la depressione negli adolescenti, secondo i risultati di una nuova sperimentazione, avrebbe anche un ulteriore risvolto positivo futuro: si riduce il rischio di abuso di sostanze stupefacenti in seguito.

    Curare al meglio la depressione, gli stati di ansia, stress e paura dei giovani, per evitare che la loro strada li conduca all’utilizzo di sostanze stupefacenti, alla droga. Ecco quanto emerso da un nuovo studio, condotto da un team di esperti a stelle e strisce, della Duke University, e pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Consulting and Clinical Psychology.

    Un doppio effetto positivo, secondo i ricercatori d’oltreoceano, quello garantito dalla somministrazione di trattamenti farmacologici adeguati ai giovani che soffrono di depressione: placare il loro stato di angoscia, ansia e paura, ma anche tenerli a debita distanza dall’utilizzo di sostanze stupefacenti in seguito. Per giungere a questa evidenza, gli esperti Usa hanno seguito 439 adolescenti, analizzandone abitudini, disturbi e reazioni, partecipanti di un programma specifico per il trattamento dello stato depressivo.

    Al termine del periodo di osservazione e analisi degli adolescenti depressi coinvolti nel programma di cura, ma anche nello studio, i ricercatori sono giunti a una conclusione confortante. Solo il 10% degli adolescenti, sottoposti alle terapie farmacologiche contro la depressione con successo, ha fatto uso, in seguito, di sostanze stupefacenti, droghe leggere o pesanti, come la marijuana, la cocaina, gli oppiacei e gli allucinogeni.


    Non si tratta di un trattamento psichiatrico in particolare, ma della cura in generale, a prescindere dai singoli farmaci prescritti. “I ragazzi hanno affrontato diversi tipi di trattamento psichiatrico, con Prozac o placebo.
 Indipendentemente dal tipo di trattamento usato, chi rispondeva bene entro le prime 12 settimane tendeva a non fare uso di droghe in seguito. In coloro in cui il trattamento non aveva funzionato, invece, il ricorso agli stupefacenti in seguito era del 25 per cento. Non è stata trovata invece alcuna differenza nell’uso e abuso di alcool tra i ragazzi in cui la cura aveva fatto effetto e quelli in cui non si era rivelata efficace” ha evidenziato il ricercatore statunitense a capo del gruppo di ricerca.

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