Cuore, si puo’ morire d’amore

Cuore, si puo’ morire d’amore
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    morire d amore

    Non sono solo poesie d’amore e parole gettate nel vento quelle che i piu’ romantici individuano in frasi dal sicuro effetto, che parlano d’amore e di morte, perche’ la scienza ha dimostrato che d’amore si puo’ morire, se il dolore per l’interrompersi violento di un rapporto e’ troppo forte.

    Non sono solo gli animali a morire di colpi al cuore dettati esclusivamente dalle emozioni, ma anche gli uomini, specialmente emozioni come la perdita del compagno o la morte addirittura del partner possono essere letali per l’essere umano al punto di causarne il decesso.
    I risultati dell’ultimo studio in merito, pubblicato la scorsa settimana su “The Lancet”, dicono che il rischio di morire per un colpo al cuore nelle persone che hanno subìto un trauma affettivo e’ di 5 volte superiore rispetto alle persone che invece non hanno avuto contraccolpi sentimentali ed emotivi.
    A questo fattore naturale si aggiungono poi i fattori accidentali che sono quelli per cui una persona affettivamente affranta potrebbe lasciarsi andare e eccedere nell’uso di alcool, fumo ed altro, che sarebbero ulteriori fattori anomali che possono incidere sulla salute del cuore.
    In Italia si e’ occupato dello studio sulle morti da contraccolpi affettivi e sentimentali l’Istituto Mario Negri, che insieme alla John Hopkins University ha studiato la broken heart syndrome.
    Forte dolore al petto, pressione bassa e fiato corto sono i sintomi di una persona che ha un attacco da shock affettivo: le coronarie sono normalissime ma il cuore ha degli scompensi cardiaci acuti, e questo perche’ il cuore pompa troppo poco sangue nelle arterie.

    Ma lo scompenso, realmente, da che cosa dipende?
    Dalle analisi fatte risulta che la causa di questi scompensi sono gli ormoni, i quali entrano in circolo nel sangue immediatamente dopo l’episodio di stress e sono anche 30 volte piu’ concentrati rispetto che in una persona normale.
    I colpevoli dunque sarebbero l’adrenalina, la noradrenalina, e la dopamina, i quali causano delle lesioni temporanee cardiache che non sono riscontrabili nelle coronarie, e che al termine della fase di avvelenamento ormonale scompaiono.
    Quindi “il crepacuore esiste”, ma si puo’ curare, con un intervento dei medici ospedalieri tempestivo.

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