Cuore: prevenire, anche, grazie a diagnosi condotte in farmacia

Cuore: prevenire, anche, grazie a diagnosi condotte in farmacia

Al IX Congresso Nazionale della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare, si è deciso che nelle farmacie territoriali si potranno eseguire esami di routine per il cuore

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    Le patologie a carico del cuore, potranno essere diagnosticate a che in farmacia, che sarà dotata di tutta l’apparecchiatura necessaria. Grazie a questi strumenti sarà possibile un collegamento diretto tra le farmacie territoriali ed i presidi ospedalieri, in modo tale da rendere più semplice sia per gli operatori sanitari, ma soprattutto, per il paziente sottoporsi agli esami di routine per scongiurare anche il più piccolo disturbo cardiaco, senza dover aspettare tempi lunghissimi.

    Questa importante novità è stata decisa durante il IX Congresso Nazionale della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC) che si è svolto qualche giorno fa a Genova. Lo studio per dare il via a questa iniziativa è stato condotto dai ricercatori dell’Università Vita-Salute, dell’Unità Operativa di Prevenzione e Riabilitazione Cardiovascolare e studiosi di Telbios, Centro Servizi di Telemedicina, dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele in collaborazione con alcune farmacie sparse nel territorio. Grazie ai servizi di telemedicina sarà possibile un collegamento diretto con lo specialista.

    Questa ricerca ha coinvolto 529 persone, ed è stata condotta in un anno dal 2009 al 2010. Questi volontari si sono recati in una delle farmacie coinvolte nello studio, nelle quali è stato eseguito loro l’elettrocardiogramma. Il referto viene inviato direttamente, grazie alla telemedicina, ad un operatore che ne verifica la qualità e lo invia allo specialista per il referto. Il medico, in collegamento col paziente, si informa di tutta la situazione clinica della persona, le consegna il referto con la sua diagnosi, che quest’ultima potrà portare dal suo medico di base. Questo collegamento diretto è piaciuto molto alle persone che si sono sottoposte allo studio, anche perché l’11, 2% di loro presentava dei sintomi sospetti.

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