Cuore: nuovo farmaco contro lo scompenso cardiaco

Cuore: nuovo farmaco contro lo scompenso cardiaco

Presentato a Stoccolma un importante studio sullo scompenso cardiaco: l'ivabradina si candida a nuovo farmaco per la cura della malattia, soprattutto per quanti non possono essere trattati con i tradizionali betabloccanti

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    Nuovo farmaco contro lo scompenso

    Sono stati presentati ieri al Congresso Europeo di Cardiologia (ESC) in corso a Stoccolma i risultati dello studio scientifico SHIFT, il più ampio studio mai condotto sullo scompenso cardiaco, la condizione per cui il cuore, in particolare il ventricolo sinistro, perde la sua normale capacità di pompare sangue in maniera adeguata per nutrire e ossigenare l’organismo.

    Lo studio ha coinvolto circa 6.500 pazienti con scompenso cardiaco moderato o grave e una frequenza cardiaca superiore a 70 battiti al minuto ed era finalizzato a valutare l’efficacia contro questa malattia dell’ivabradina, una molecola, già disponibile per altre indicazioni mediche, che agisce riducendo la frequenza cardiaca, considerata uno dei fattori di rischio per lo scompenso insieme a ipertensione, colesterolo alto, fumo e sovrappeso.

    Secondo i risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet, l’ivabradina può essere considerata una molecola salvavita, capace di ridurre la mortalità legata allo scompenso cardiaco del 26%. Ecco, quindi, che il farmaco, frutto della ricerca italiana, diventa un’arma nuova contro questa patologia che in Italia riguarda oltre un milione e 200 mila pazienti.

    “A partire da questo Congresso, l’ivabradina diventerà una risorsa imprescindibile anche per lo scompenso” ha annunciato il professor Roberto Ferrari, presidente dell’ESC.

    Il farmaco potrebbe offrire benefici in particolare ad alcune categorie di pazienti: quelli per i quali la cura con i betabloccanti (i farmaci tradizionali per rallentare la frequenza cardiaca) è controindicata, limitata da effetti collaterali, o non sufficientemente efficace (cioè non in grado di abbassare la frequenza cardiaca sotto la soglia dei 70 battiti al minuto).

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