Cuore: come riconoscere e curare lo scompenso cardiaco

Cuore: come riconoscere e curare lo scompenso cardiaco

Lo scompenso cardiaco è una patologia, causata da vari fattori, in primis l’infarto, ma anche la miocardite infettiva, l’ipertensione, e altre; può essere curato con appositi farmaci

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    Lo scompenso cardiaco, patologia diffusa e grave del cuore, necessità di una diagnosi e cura precoci. Non sembrerebbe un disturbo cardiaco così diffuso, anche per il fatto che non è una malattia molto nominata, rispetto ad altre; invece, non è così: secondo le statistiche sarebbero oltre un milioni gli italiani a soffrirne. Ma cosa differenzia lo scompenso cardiaco dalle altre patologie che colpiscono il cuore, e quali sono le terapie giuste?

    Innanzitutto, non bisogna confondere scompenso cardiaco con infarto: quest’ultimo, infatti, è la causa di un cuore scompensato. Cioè, il muscolo cardiaco, non ha più la forza, l’energia necessaria per pompare la giusta quantità di sangue in circolo. Questa mancanza di energia da parte delle cellule e dei tessuti, può essere causata da vari fattori; prima è stata accennata la causa più comune, che è l’infarto (provoca l’insorgere di un processo necrotico, nella parte del cuore interessata), ma anche patologie infettive (come la miocardite), o fattori di rischio, come alterazioni delle cellule muscolari cardiache, disfunzioni delle valvole cardiache, ipertensione, aritmie. Sono vari i fattori che possono provocare lo scompenso cardiaco, l’importante e riconoscerlo e curarlo il prima possibile.

    Quali sono i farmaci (da utilizzare in associazione o da soli) per trattare un cuore scompensato? La famiglia di medicinali, maggiormente utilizzata in casi di scompenso cardiaco, non gravissimo, sono gli ACE-inibitori: farmaci che aiutano il cuore nelle sue normali attività e contemporaneamente lo proteggono, riducono la pressione del sangue e dilatano le arterie.

    Oltre a questa famiglia, possono essere somministrati i sartani (nei casi di intolleranza agli ACE-inibitori), che svolgono le stesse funzioni. Possono essere prescritti, per i loro benefici (riduzione della frequenza cardiaca e miglioramento della funzionalità del miocardio) anche i betabloccanti. Nei casi più gravi, invece, viene impiantato (in anestesia locale) un apparecchio, simile ad un pace maker, che risincronizza il muscolo cardiaco, migliorando la sua funzionalità.

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