Cuore: allo studio farmaco contro fibrillazione atriale e tromboembolia venosa

Cuore: allo studio farmaco contro fibrillazione atriale e tromboembolia venosa

Fibrillazione atriale e tromboembolia venosa sono due importanti patologie legate a problemi di coagulazione del sangue: per il loro trattamento si prospetta un nuovo farmaco, edoxaban, ora allo studio

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    Si studia farmaco contro tromboembolia venosa e fibrillazione atriale

    Sono stati presentati a Stoccolma, al Congresso Europeo di Cardiologia (ESC) conclusosi oggi, due studi scientifici in corso per valutare l’efficacia e la sicurezza di un nuovo farmaco anticoagulante, l’edoxaban, nel trattamento di due importanti patologie: la fibrillazione atriale e la tromboembolia venosa.

    La tromboembolia venosa è la formazione di un coagulo di sangue in una vena e la conseguente ostruzione della stessa o di un’arteria polmonare, con conseguenze molto gravi, a volte anche letali, come l’embolia polmonare e la trombosi venosa profonda. . La fibrillazione atriale, invece, è un disturbo del ritmo cardiaco – il più diffuso – che espone, a sua volta, al rischio di coaguli nelle arterie, con conseguenti possibili infarti o ictus.

    Per entrambe queste patologie la terapia prevede principalmente il ricorso a farmaci anticoagulanti, che servono per fluidificare il sangue. Gli anticoagulanti attuali, eparine e antagonisti della vitamina K, hanno caratteristiche non ottimali: gli antagonisti della vitamina K, per esempio, sono soggetti a interazioni con altri farmaci e alimenti che possono pregiudicarne l’efficacia, per cui richiedono un costante monitoraggio durante il trattamento e variazioni di dosaggio.

    Le eparine, invece, vanno iniettate e possono essere usate solo per brevi periodi di tempo. Inoltre questi anticoagulanti hanno come effetto collaterale tipico i sanguinamenti.

    Il nuovo farmaco allo studio, edoxaban, è un anticoagulante, ma appartiene alla nuova categoria degli inibitori diretti del fattore Xa, blocca, cioè, direttamente uno dei più importanti fattori implicati in una determinata fase del processo di coagulazione. Agisce, quindi, in maniera specifica, senza bisogno di un costante monitoraggio.

    Proprio per verificare l’efficacia e la sicurezza di questo farmaco nella terapia della fibrillazione atriale e della tromboembolia venosa e evidenziare eventuali vantaggi rispetto alle cure oggi disponibili, sono in corso due importantissimi studi, i più ampi mai realizzati per queste patologie: HOKUSAI VTE, dedicato alla tromboembolia, che coinvolgerà circa 7500 pazienti e un secondo studio, ENGAGE AF-TIMI 48, sulla fibrillazione atriale, che arriverà a coinvolgere circa 20500.

    Gli studi, già in corso, dovrebbero concludersi entro il 2012: solo allora potremo sapere se l’edoxaban potrà diventare a tutti gli effetti un’alternativa terapeutica a beneficio dei pazienti, che sono molti: ricordiamo che nei principali Paesi europei sono circa 4 milioni e mezzo i soggetti con fibrillazione atriale e circa 370 mila i decessi dovuti alla tromboembolia venosa.

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