Crioconservazione: cos’è e come funziona

La crioconservazione è una tecnica che permette di ibernare il corpo di una persona deceduta a causa di una malattia incurabile. L’intenzione è quella di scongelare il corpo quando la medicina sarà arrivata al punto di trovare una cura per la patologia che lo ha ucciso. Scopriamo insieme come funziona questa tecnica e quali sono i suoi limiti.

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    La crioconservazione consiste nel congelamento del corpo di una persona deceduta, come ultima speranza per curare la malattia che l’ha uccisa. Questa tecnica, sempre più in voga negli ultimi anni, è infatti l’unica a permettere di poter sperare in una nuova vita anche in caso di patologia incurabile. Tutto si basa sul fattore tempo: la crioconservazione mira a preservare il corpo del defunto fino a quando la medicina non sarà in grado di rianimarlo e combattere la malattia che lo ha portato alla morte.

    Che cos’è la crioconservazione

    La crioconservazione è un procedimento medico piuttosto complicato. Viene chiamata anche criogenesi o criopreservazione, e prevede il congelamento del corpo di una persona subito dopo la sua morte. È una pratica molto costosa e controversa, perché presenta dei risvolti etici non ancora del tutto esplorati.

    Sono molte le persone che hanno deciso di sottoporre i propri cari alla crioconservazione, nella speranza che la medicina un giorno riesca a trovare la cura alle malattie che li hanno condotti alla morte.

    La procedura è attualmente possibile solo per persone defunte, e non in vita. Le leggi che regolano questa difficile tecnica sono molto stringenti e non permettono la preparazione del corpo prima che il decesso sia avvenuto.

    Differenze tra crioconservazione e ibernazione

    Si sente spesso parlare di ibernazione, ma non bisogna confonderla con la crioconservazione. La prima infatti viene praticata quando il corpo è ancora in vita. Serve per ridurre al minimo le funzioni vitali di un organismo.

    Un corpo ibernato rallenta il battito cardiaco e la respirazione, riduce il suo metabolismo e vede la sua temperatura abbassarsi. Questa procedura viene comunemente utilizzata in medicina durante particolari interventi chirurgici.

    La crioconservazione, invece, prevede il totale congelamento del corpo a temperature bassissime, e può essere praticata solo dopo la morte del soggetto.

    Il procedimento

    Come funziona la crioconservazione? Quando un paziente è affetto da una patologia incurabile ed è arrivato ormai ai suoi ultimi giorni di vita si può decidere di conservarne il corpo post mortem mediante congelamento a temperature bassissime.

    Esistono diverse organizzazioni che si occupano di criopreservazione e che offrono i loro servizi a chi decide di fare uso di questa tecnica. Vediamo quali sono i passaggi fondamentali del procedimento che porta all’ibernazione di un corpo defunto.

    Innanzitutto bisogna attendere la morte – come già spiegato sopra, la pratica non può essere effettuata su una persona vivente. Non appena il cuore smette di battere, bisogna agire in fretta per evitare danni agli organi, prima quindi della morte cerebrale.

    Per prima cosa si fa ripartire il cuore, e nel contempo si drena il sangue fuori dall’organismo. Nelle vene viene successivamente introdotto un liquido particolare formato da crioprotettori. Funzionano come sostanze antigelo ed impediscono che all’interno del corpo si formino cristalli di ghiaccio, che possono rompere le pareti delle cellule.

    A questo punto inizia il processo di congelamento. Il corpo viene raffreddato con gradualità: la sua temperatura viene abbassata di circa un grado all’ora, fin quando non raggiunge i -196 gradi centigradi. Il corpo viene quindi immerso in azoto liquido per la sua conservazione.

    Esiste anche una procedura ancora più estrema, che prevede la criopreservazione del solo cervello. Si chiama neuroconservazione e consiste nell’asportare il cervello dall’organismo e riporlo in un contenitore contenente azoto liquido, sempre ad una temperatura di -196 gradi.

    Questa tecnica si basa sulla speranza che in futuro sia possibile non solo riportare alla vita i corpi crioconservati, ma addirittura ricostruire un intero organismo in cui innestare il cervello sottoposto a criogenesi.

    I costi della procedura

    Naturalmente, sottoporsi a crioconservazione ha un costo molto elevato. L’intera procedura prevede un esborso di circa 200.000 dollari, mentre la neuroconservazione è più economica. Si scende infatti fino agli 80.000 dollari.

    I limiti della tecnica di criogenesi

    Ma la crioconservazione è davvero utile? Innanzitutto bisogna vedere se e quando la medicina riuscirà a trovare la cura per la malattia che ha portato alla morte la persona sottoposta a questa tecnica. Senza una soluzione alla patologia mortale, non ha alcun senso cercare di riportare in vita un organismo.

    I problemi sono però molti altri: a partire dallo scongelamento del corpo. Attualmente non esistono tecniche che permettono di invertire il processo di crioconservazione senza uccidere definitivamente il paziente.

    Lo scongelamento dovrebbe avvenire contemporaneamente in tutte le parti del corpo, e bisognerebbe intervenire prontamente per ripristinare tutte le funzioni vitali. Un compito che, ad oggi, non è assolutamente possibile.

    Inoltre la criogenesi rallenta notevolmente l’invecchiamento cellulare, ma non lo inibisce del tutto. Al momento della rianimazione del corpo, è auspicabile che la scienza sia arrivata a scoprire un metodo per rimediare agli inevitabili danni alla struttura nervosa.

    Infine alcune questioni di carattere etico, che si basano soprattutto sulla personalità del soggetto sottoposto a crioconservazione. Non è ancora verificato se la memoria permanga nelle strutture del cervello anche a seguito della morte clinica.

    E, se così fosse, bisogna vedere se le procedure di criogenesi vanno in qualche modo ad intaccare le zone deputate alla memoria e alla personalità. Finora tutto ciò sembra solo fantascienza, ma la medicina continua a fare passi da gigante e in un futuro non molto lontano la “risurrezione” di corpi crioconservati potrebbe diventare realtà.

    Alcuni casi di crioconservazione

    Come già accennato in precedenza, sono diverse le persone che hanno deciso di sottoporsi – o di sottoporre un loro caro – a questa procedura. Nell’ottobre 2016 una ragazza inglese di 14 anni ha chiesto di poter essere crioconservata.

    L’adolescente aveva un tumore al cervello in fase terminale, e l’Alta Corte del Regno Unito le ha concesso il permesso di procedere in questa direzione, una volta verificatasi la sua morte.

    In Tailandia invece, nell’aprile 2015, è stata sottoposta a criogenesi la persona più giovane di sempre. Una bambina di appena due anni e mezzo è deceduta a seguito di un raro cancro al cervello, chiamato ependiloblastoma.

    Per lei non c’era alcuna speranza, e dopo aver provato tutte le terapie attualmente esistenti i suoi genitori hanno deciso di offrirle questa ultima chance.