Cos’è la fecondazione eterologa? Definizione e come si fa

Cos’è la fecondazione eterologa? Definizione e come si fa
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    Cos’è la fecondazione eterologa? Vediamo la definizione e come si fa, per comprendere in modo più preciso questa forma di procreazione assistita. Secondo il significato stretto, si ha la fecondazione eterologa quando il seme maschile o l’ovulo utilizzati non appartengono ad uno dei genitori, ma ad un donatore esterno alla coppia. Il contrario è la fecondazione omologa.

    Per poter accedere alla fecondazione eterologa, è importante che i donatori abbiano dei requisiti specifici:

    • i maschi devono avere fra i 18 e i 45 anni e le donne fra i 18 e i 35,
      i richiedenti devono essere maggiorenni, devono aver contratto matrimonio oppure devono convivere in modo stabile,
    • coloro che vogliono accedere a questa pratica devono essere in possesso di un certificato di infertilità o di sterilità. La fecondazione eterologa, infatti, viene praticata in caso di infertilità di uno dei due partner.

    Prima di sottoporsi alla fecondazione eterologa è necessaria una valutazione medica, che possa accertare l’infertilità assoluta della coppia stessa. I medici provvedono a stilare un’anamnesi, basandosi sulla storia clinica dei partner. Prima di procedere al trattamento, si cerca di capire se ci possano essere dei problemi che influiscono sulla fertilità, in modo che, eventualmente, possano essere risolvibili.

    • Si fa una certa attenzione a valutare se sono in corso cure per tumori, uso di alcool o di tabacco;
    • possono essere richiesti esami, come quelli ormonali o altri, per valutare lo stato di salute delle tube e dell’utero.

    Se i medici ritengono che si possa procedere alla procreazione medicalmente assistita, si passa all’applicazione delle tecniche, che vanno distinte in tre livelli.

    • Nel primo rientrano le pratiche meno complesse, che richiedono l’inserimento del liquido seminale nella cavità uterina.
    • Le tecniche di secondo livello sono invece più invasive. Fra queste pratiche si può ricordare la fertilizzazione in vitro con il trasferimento di embrioni. Il tutto consiste nel prelevare degli ovociti, che vengono posti su una piastra, sulla quale viene versata una goccia di liquido seminale. Se avviene la fecondazione, gli embrioni (fino a un massimo di 3) vengono trasferiti nell’utero. Ci può essere anche il caso in cui un solo spermatozoo venga inserito in maniera diretta nell’ovocita.
    • La tecnica di terzo livello richiede che la donna subisca un’anestesia totale, ma è molto invasiva, di scarsa efficacia e per questo non viene quasi mai utilizzata.

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