Contro il dolore oncologico, un nuovo disco sottopelle

Contro il dolore oncologico, un nuovo disco sottopelle

La ricerca scientifica potrebbe aver trovato una nuova risposta al dolore dei malati oncologici, un disco sottopelle che rilascia antidolorifici

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    contro il dolore oncologico un disco sottopelle

    La nuova frontiera della ricerca contro il dolore con cui sono costretti a convivere le persone malate di cancro prevede l’impianto sottopelle di uno speciale disco. La soluzione innovativa, per ridurre il dolore nei pazienti affetti da tumore, è stata messa a punto da un team di scienziati della John Hopkins University di Baltimora, negli Stati Uniti.

    Una novità che potrebbe rappresentare una svolta per la gestione del dolore, spesso un compagno di vita sgradito e insopportabile di molti malati di cancro. Gli esperti a stelle e strisce hanno progettato e realizzato una sorta di disco, un pulsante flessibile, da impiantare sottopelle, in grado di rilasciare dosi costanti e controllate di antidolorifico. In questo modo, il paziente potrebbe gestire le crisi dolorose in modo autonomo, senza necessità di recarsi in clinica o di assumere farmaci.

    Se il trial clinico sulla sicurezza, che sarà effettuato a breve nelle Filippine, a Singapore e in East Baltimora, confermerà le aspettative, dando risultati positivi, secondo gli esperti il nuovo dispositivo potrà essere disponibile a breve, nell’arco di un anno circa. Il funzionamento di questo disco di plastica, dell’altezza di un centimetro, molto simile a quello dei contraccettivi sottopelle, consiste nel rilascio di idromorfone, una tipologia di antidolorifico, di morfina, con effetti più potenti, rispetto alla “collega” più conosciuta. Il rilascio del farmaco avviene attraverso un apposito canale posizionato al centro.

    Le parti restanti del dispositivo sono sigillate, per evitare fuoriuscite rischiose per la salute del paziente.

    “Nei paesi in via di sviluppo i funzionari della sanità preferiscono spendere soldi per antibiotici anziché per curare le malattie”, ha sottolineato uno degli autori dello studio, Stuart A. Grossman, professore di oncologia, medicina e neurochirurgia alla Johns Hopkins e esperto di gestione del dolore all’Hopkins’ Sydney Kimmel Comprehensive Cancer Center. E’ da questa convinzione, maturata durante un viaggio in India, nel quale il ricercatore si rese conto di quanto fosse difficile nei Paesi più poveri ottenere farmaci antidolorifici per i malati di cancro, che è nata l’idea, 15 anni fa, di cominciare studi in materia, per trovare una soluzione.

    Questo strumento innovativo, se le ulteriori sperimentazioni manterranno le promesse, ma, soprattutto, le premesse iniziali, potrebbe rappresentare una soluzione, un’opzione importante per i malati oncologici, per aiutarli a gestire al meglio, con maggiore autonomia e sicurezza, il dolore.

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