Comunicazione medico-paziente: 10 anni di studi, pochi i risultati

Comunicazione medico-paziente: 10 anni di studi, pochi i risultati

Il rapporto medico-paziente da 10 anni a questa parte è sotto esame da parte del ministero e delle procure delle città interessate: per motivi non chiari sono molti i pazienti che non si ritengono soddisfatti dei servizi ricevuti e ricorrono al tribunale per avere giustizia: non sempre la colpa è del medico

da in News Salute, Primo Piano, Sanità
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    Presa in carico

    Il dossier e’ aperto da 10 anni, sono dieci anni di duro lavoro quelli che hanno visto il Ministero, le Procure delle citta’ interessate e i PM valutare quando le ipotesi di reato sono fondate e quando invece non lo sono. Accade proprio questo, il cittadino non soddisfatto denuncia il servizio sanitario, automaticamente le indagini sono volte a capire come mai un servizio non è adeguato alle esigenze del paziente.

    Il principale esponente della vicenda, da Roma, e’ Attilio Pisani, più volte interpellato per fornire dei dati che siano attendibili in fatto di ricorso verso le strutture sanitarie: le denunce, nel 40% dei casi, hanno una fondatezza, e finiscono in giudizio; querele, denunce, ricorsi, percorsi che dal servizio portano in tribunale. Eppure la carta dei servizi in fatto di rapporto medico-paziente parla chiaro, non esistono dubbi.

    E’ fondato il dubbio che il problema non sia solo di tipo tecnico, la non soddisfazione nella prestazione in sè, ma più che altro di tipo burocratico: per motivi che cambiano di caso in caso, il paziente non trova soddisfazione nel servizio e ricorre alla legge per fare rispettare i suoi diritti.

    Il medico nel suo rapporto col paziente è vincolato dalle norme, che garantiscono a entrambi il successo, nella diagnosi, nella terapia e nella guarigione. Il medico ha il diritto di sapere la situazione del paziente, come del resto il paziente ha il dovere di essere onesto e chiaro con il suo specialista, in modo da facilitargli il compito della diagnosi, la maggior parte dei problemi dei pazienti infatti proviene da diagnosi tardive o superficiali, non sempre è colpa del medico, dunque.

    Ogni medico però, prima che specialista, è psicologo, deve saper scindere tra il problema vero e proprio e il disagio causato dallo stato di malessere del paziente, ecco perché le lamentele, i disturbi, i richiami, sono importanti e da considerare. Non troppo ma nemmeno troppo poco il tempo in cui valutare il paziente, dal minuto e mezzo ai 20 minuti massimi, per non sbagliare.

    Ma il problema non riguarda solo direttamente il paziente, spesso tra il medico e il malato ci sono intermediari e persone che si fanno carico del malato, ed è lì che nascono i problemi maggiori: quando una terza persona deve essere garante di un rapporto di salute, il rischio di sbagliare aumenta, per il medico, per l’intermediario e per il paziente.

    Ecco perché esiste una carta che descrive il compito dell’operatore sanitario anche con terze persone.

    Insomma, il medico ha il dovere di accertarsi di essere stato chiaro e che i suoi dettami sono stati compresi, da questo momento in poi, accertato il dovere, la responsabilità della terapia cade sul terzo o sul malato stesso, che sono responsabili delle proprie azioni. Chiarezza, comprensione ed efficacia terapeutica sono le carte vincenti per un buon servizio.

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