Come trovare la felicità dentro di noi

Come trovare la felicità dentro di noi

Il Dr. Renato Vignati ci insegna come essere felici, ossia come ottenere più soddisfazione dalla vita

da in Felicità, Pazienti.it: l'esperto risponde, Psicologia
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    Come trovare la felicità dentro di noi

    Tutti, ogni giorno, siamo alla ricerca della felicità nelle piccole cose, ma non sempre riusciamo a trovarla. Non esiste una ricetta per la felicità, ma abbiamo comunque chiesto al dr. Renato Vignati, specialista in psicologia, come fare per sorridere una volta in più.

    Se parliamo in termini di emozioni, e la felicità fa parte delle emozioni primarie (almeno secondo autori, quali Paul Ekman e Daniel Goleman), la felicità può derivare dalle nostre condizioni psicofisiche, dal nostro stato mentale e affettivo.

    Quindi, la felicità come stato emotivo legato al ben-essere, può essere vissuta anche in assenza di una causa precisa o indipendentemente da un motivo particolare, in quanto appare più distaccata dall’esperienza immediata, risultando essere una sorta di piacere.

    Secondo alcuni autori (ad es. Michael Argyle), la felicità può essere vista come “una riflessione sull’appagamento nei riguardi della vita, o come la frequenza e l’intensità delle emozioni positive”.

    Per altri autori, come ad es. Martha Nussbaum, la felicità è un’idea complessa, “non è uno stato, ma un’attività”, quindi non è una condizione momentanea o un piacere, ma qualcosa che si fa nella vita, ricollegabile alle attività che si riescono a svolgere.

    Sarebbe pertanto assolutamente sbagliato separare il piacere dall’azione per ricercarlo da solo: “non sarebbe più il rossore sulle guance di un giovane in buona salute, ma piuttosto il fard sulle guance di una persona che non si è preoccupata di coltivare la propria salute”.

    Invece, il concetto di “felicità autentica” che esprime Martin Seligman, un autore che si è occupato a lungo di ottimismo, sottende sia i concetti di emozione positiva sia di buona azione.

    Infine, un bilancio che si può stilare, derivante da numerose ricerche (riportate da Valentina D’Urso e Rosanna Trentin, 2002), “la felicità non dipende in modo diretto da variabili anagrafiche come l’età o il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura”.

    I motivi o le ragioni che possono renderci felici, o garantire la nostra gioia, sono molteplici, derivando essenzialmente dalle possibilità soggettive di sentirsi in uno stato di appagamento per la soddisfazione di determinati bisogni: per qualcuno è tutto legato alla realizzazione e raggiungimento di determinati traguardi di lavoro o di carriera o di rapporti sociali, per altri contano in particolar modo la realizzazione di bisogni affettivi e relazionali.

    C’è chi si accontenta di poco e appare appagato lo stesso, soprattutto della propria rappresentazione di sé come persona soddisfatta e realizzata, e chi invece coltiva obiettivi ambiziosi che spesso determinano ansie e paure che finiscono per allontanare la felicità.

    Quindi la qualità degli obbiettivi che ci siamo posti e il grado della loro raggiungibilità, ci segnalano la misura della nostra felicità.

    Riguardo la felicità, esistono istruzioni per l’uso? Appare evidente, come non esistono ricette utili per tutte le stagioni, o indicazioni valide per ogni situazione, essendo la strada verso la felicità un percorso estremamente individuale, ovvero una ricerca continua, incessante, verso una maggiore stabilità emotiva.

    Si può anche stabilire che se la felicità autentica deriva dall’identificare e coltivare le potenzialità fondamentali che possediamo, quindi si tratta di scoprirle e di usarle quotidianamente sia nel lavoro come nell’amore e in tutte le attività sociali che realizziamo.

    In definitiva, per non sottrarci del tutto al compito di dare suggerimenti, si possono indicare alla base della felicità i desideri e le aspettative, come ha fatto recentemente un gruppo di ricercatori dell’University College di Londra che ha previsto accuratamente il grado di felicità che un individuo può sperimentare in base alle circostanze e alle sue vicissitudini, elaborando un algoritmo, tradotto in un’equazione, riguardante la formula della felicità.

    Preferiamo, in ogni caso, quanto consigliato nell’ultima lezione di un uomo (Randy Pausch) condannato a morte dal destino e dalla malattia: l’invito che ci rivolge è di realizzare i sogni dell’infanzia.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:
    Dr. Renato Vignati
    Specialista in psicologia

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