Come è morto Michael Jackson

Come è morto Michael Jackson

Stomaco vuoto di cibo e invece invaso da residui di farmaci, arti privi di tonicità dei muscoli che non gli avrebbero permesso neanche la stazione eretta, cuore devastato probabilmente da un arresto cardiaco, assenza di cartilagine del naso, pelle sterminata dai continui interventi di chirurgia plastica e costellata da micro-cicatrici dovute a continue iniezioni intramuscolari, sottocute e endovena, un certo numero di coste fratturate

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    Michael Jackson

    Gli esiti dell’autopsia di Michael Jackson, non lascerebbero dubbi sul fatto che la pop star non sarebbe stata assolutamente in grado di partecipare ai ben 50 concerti che il cantante aveva in mente di organizzare, nonostante tutti gli impegni in agenda che sembrava il cantante avesse per riproporsi al suo pubblico dopo un lungo periodo di assenza.

    Stomaco vuoto di cibo e invece invaso da residui di farmaci, arti privi di tonicità dei muscoli che non gli avrebbero permesso neanche la stazione eretta, cuore devastato probabilmente da un arresto cardiaco, assenza di cartilagine del naso, pelle sterminata dai continui interventi di chirurgia plastica e costellata da micro-cicatrici dovute a continue iniezioni intramuscolari, sottocute e endovena, un certo numero di coste fratturate, probabilmente a seguito dei massaggi cardiaci praticatigli nel tentativo di strapparlo alla morte, un vero e proprio stato cachettico che il cantante doveva aver manifestato prima di morire.

    Insomma, gli elementi pare ci siano stati tutti per considerare che una persona, sia pure ad appena 50 anni di età, per lo più depresso, anoressico e chissà con quanti altri guai addosso, finisca per morire anche improvvisamente e tanto tragicamente in codesto stato psico-fisico.

    Ma ancor prima che si accertasse tale grave situazione clinica del cantante americano c’era chi ipotizzava che nel decesso di Jackson potessero essere stati implicati in primis i numerosissimi interventi chirurgici cui l’artista si era sottoposto negli anni soprattutto per schiarire la pelle nera fino a modificare del tutto la sua fisionomia fisica.


    Come ha anche fatto notare il professore Antonio Rebuzzi, docente di cardiologia all’universita’ Cattolica del Sacro Cuore, Policlinico Gemelli di Roma che ritiene come, “Sottoporsi continuamente ad interventi, varcare ripetutamente le porte della sala operatoria finisce infatti, complici le molteplici anestesie, per danneggiare il cuore”. Ciò perché e tale monito dovrebbe valere un po’ per tutti coloro che ricorrono al bisturi “ allegramente “ solo perché a manovrarlo pensa un chirurgo estetico, un intervento chirurgico estetico è un intervento a tutti gli effetti che prevede spesso una narcosi, ovvero un’anestesia generale, con tutti gli effetti collaterali insiti nel trattamento chirurgico che sia pure sempre più rari sono tuttavia possibili, pensiamo ad esempio ad un’embolia polmonare.

    Nel caso del re del pop, poi, i ritocchi erano da anni sistematici, “ed e’ facile che il cuore ne abbia risentito”. Provato, probabilmente, anche dal continuo ricorso ai farmaci: Jacko, a detta di chi gli stava accanto, sembrava averne sviluppato una vera e propria dipendenza, continua il professore Rebuzzi il quale ricorda che l’abuso di FANS, ovvero gli antinfiammatori non steroidei alla lunga, oltre ai danni ai reni e allo stomaco determinano gravi danni anche a carico dell’apparato cardiovascolare per effetto dell’aumento della pressione arteriosa con tutte le conseguenze che ne conseguono.

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