Come crescere bambini felici

Come crescere bambini felici

Il dr. Omar Bellanova, specialista in psicologia, ci fornisce consigli sull’argomento

da in Bambini, Pazienti.it: l'esperto risponde, Psicologia
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    Come crescere bambini felici

    Rendere i propri bambini felici è il sogno di ogni genitore… ma come fare? Ce ne parla il dr. Omar Bellanova, specialista in psicologia, che ci fornisce preziosi consigli sull’argomento.

    Rispondere a una simile domanda può rappresentare un’arma a doppio taglio.
    La parola “migliore”, soprattutto, rappresenta la parte più minacciosa di tutte.
    Probabilmente, se questa domanda ha attirato la vostra attenzione, è perché il “fare le cose sempre nel modo migliore” fa parte di voi stessi, e rappresenta un desiderio di fronte al quale, spesso, ci si sente smarriti.

    Come darvi torto? Come si fa a trovare sempre un modo migliore per fare le cose? Se ci soffermiamo poi una questione importante come “rendere felici i propri figli”, la faccenda si ingigantisce esponenzialmente.

    Quindi, prima di prendere in considerazione alcune giuste impostazioni educative e relazionali da condurre per il benessere di un figlio, poniamoci una domanda: “perché per noi è importante sapere il modo migliore per crescere i nostri figli?” Ovvero, quale parte di noi si attiva? Paura? Senso di inadeguatezza? Perfezionismo? Ambizione?

    Potrei continuare ancora per molto, e forse non sarei in grado di individuare tutte le possibili motivazioni, ma qualsiasi indicazione io possa fornire, sarebbe del tutto vana per un genitore che l’accoglierebbe cercando di metterla in pratica senza aver prima ascoltato se stesso.

    Questo perché, per occuparsi del bene di qualcuno, è importante, in primis, aver consapevolezza di se stessi, dei propri desideri, delle proprie risorse e dei propri limiti, al fine di poter percepire un confine tra queste nostre caratteristiche e quelle che invece appartengono ai nostri figli.

    Se abbiamo fatto questo primo passo, allora possiamo entrare nel merito della risposta.

    Nello stesso modo di come siamo riusciti ad ascoltare noi stessi, ora possiamo provare ad ascoltare i nostri figli, con i loro desideri, con le loro fragilità, e con le loro risorse.

    Nel mio lavoro non smetterò mai di affermare che il miglior osservatore di un bambino è sempre il suo genitore: quindi per sapere cosa è in grado di rendere felice un figlio, è importante saperlo osservare, desiderare conoscerlo, dedicandogli tempo e giuste attenzioni.

    A tal proposito, approdiamo a un altro aspetto della risposta, ovvero il favorire l’esplorazione. La qualità di vita di ogni essere vivente dipende, in modo considerevole, dalla capacità che ha di esplorare l’ambiente in cui vive. È quindi importante non limitare mai l’esplorazione dei nostri figli, ma anzi, trovare il modo di incentivarla e osservarli mentre la vivono; questo ci permetterà di comprendere altre preziose informazioni su cosa li rende felici.

    Naturalmente non stiamo parlando di un’esplorazione “selvaggia”, priva di regole o supervisione.

    Un bambino che non riceve regole sul come muoversi e comportarsi, troverà un modo per chiederle (attraverso provocazioni o altro), questo perché le regole costituiscono una forma di rassicurazione e delimitazione di confini di un mondo che altrimenti apparirebbe troppo vasto e disorientante.

    A questo punto, dopo aver trovato un modo per differenziarci dai nostri figli, e dopo aver iniziato a conoscerli in un’autonomia protetta dalla nostra discreta (ma presente) supervisione, è importante considerare un ulteriore aspetto: non tutte le cose che accadranno ai nostri figli potranno essere positive e portar loro sempre felicità.

    In queste circostanze, la cosa migliore da fare non sarà cercare di risolvere i loro problemi, ma porci accanto a loro, offrendo sì conforto, ma (come detto in precedenza) anche evitare di sostituirci a loro; occorre puntare sulle loro risorse, magari aiutandoli a svilupparle ulteriormente, in occasione di eventi critici o stressanti.

    Innanzitutto, occorre precisare, sulla scia di quanto detto prima, cosa ci permette di definire un ambiente felice.

    Riferirsi a un ambiente privo di problematiche, dove ogni cosa è ideata al fine di promuovere la singola emozione della felicità o il semplice tentativo di creare un ambiente tale, potrebbe essere un grave errore.

    L’ambiente felice non è composto unicamente da stimoli positivi, ma da risorse e interazioni che rendono affrontabili eventuali problematiche (che è bene che ci siano).

    A tal proposito, per completezza, anche se risulta banale dirlo, un bambino felice, non è quello che ha tutto ciò che desidera, ma quello che riesce a tenere sempre acceso il desiderare, a tollerare la frustrazione del non avere e soprattutto a godere delle conquiste che compie e dei doni che riceve.

    Affinché questo possa realizzarsi, l’ambiente di interazioni che il bambino vive dovrà offrire un’interazione ricca di comunicazione emotiva, dove l’amore, l’attenzione e il tempo dedicato non sono condizionati solo dai comportamenti positivi (ubbidienza) e dai risultati ottenuti (come ad esempio i buoni voti a scuola), ma una costante senza condizioni.

    Lo sviluppo della percezione di un ‘sé’ amabile dipende principalmente da questo, più della felicità presente a tutti i costi.

    Naturalmente, non si esclude il ruolo delle emozioni positive e la condivisione, dove però il risultato non deve essere già pre-impostato, ma costruito attraverso una sana interazione.

    Quindi, possiamo affermare che non è importante che i figli siano sempre felici, ma che vivano un ambiente e un’interazione con le figure genitoriali che siano soprattutto validanti dal punto di vista emotivo (ovvero che riconoscono e danno valore a tutte le emozioni che il bambino sperimenta, comprese quelle negative) e che, di conseguenza, acquisiscano un sano funzionamento, dove possano imparare a riconoscere, cercare e ricostruire la loro felicità.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:
    Dr. Omar Bellanova
    Specialista in psicologia

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