Come capire se si è asessuati

Come capire se si è asessuati

Una persona asessuata è una persona che non ha l’esperienza dell’attrazione sessuale

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    Come capire se si è asessuati

    Si può essere “asessuati”? Una domanda curiosa, tanto quanto la risposta. Abbiamo chiesto al dr. Omar Bellanova, specialista in psicologia, qual è il vero significato di questo termine.

    Sul sito asexuality.org della comunità AVEN (“Asexuality and Visibility Education Network” – la più grande comunità mondiale on line sul tema della asessualità), la definizione che viene fornita è che “Una persona asessuata è una persona che non ha l’esperienza dell’attrazione sessuale”. Prima di approntare questa definizione (nel 2004), il termine “asessuato” era utilizzato in biologia per definire le caratteristiche riproduttive di alcuni organismi unicellulari.

    In letteratura diversi autori si sono interessati a questa caratteristica umana, formulando diverse definizioni, Bogaert (2004), in linea con quella della comunità on line, la descrive come una “mancanza” di attrazione sessuale, indicandola come un quarto tipo di orientamento sessuale.

    Nell’ultimo decennio, altri studi hanno cercato di indicare cosa definisce l’asessualità, a volte considerandola come “una mancanza di comportamento sessuale” (Scherrer 2008), altre volte come “l’auto-identificazione” che il soggetto da di se stesso, come asessuato (Prause e Graham 2007).

    Il tentativo di fornire una definizione completa e puntuale dell’asessualità si è spesso imbattuto in una moltitudine di aspetti di difficile accordo tra loro, finendo per risultare una questione alquanto spinosa.

    Si cerca, sulla scia degli studi sulla sessualità di Laumann, Gagnon, Michael, and Michaels (1994), di definire una linea guida comune, assumendo il presupposto che, l’orientamento sessuale in generale viene descritto come determinabile da tre differenti dimensioni:

    • il comportamento sessuale
    • il desiderio sessuale
    • l’auto-identificazione sessuale

    Questa prospettiva ha permesso di comprendere meglio le possibili incoerenze che impediscono l’individuazione di una facile e puntuale definizione del concetto di asessualità, in quanto, in base alle differenti procedure utilizzate per indagare, poteva avvenire che le tre dimensioni considerate non sempre risultavano in accordo tra loro.

    Poteva avvenire, ad esempio, che i partecipanti agli studi potevano fornire delle risposte errate tornando un falso positivo non perché realmente asessuati, ma confusi riguardo il loro orientamento sessuale. Oppure, soggetti che dichiaravano di avere assenza di desiderio sessuale, potevano essere stati in passato o addirittura nel presente sessualmente attivi (Brotto, Knudson, Inskip, Rhodes, & Erskine, 2010; Prause & Graham, 2007). O ancora persone che sostenevano di non avere desiderio sessuale verso altri soggetti praticavano regolarmente la masturbazione o provavano eccitazione sessuale senza che fosse però rivolta a qualcuno (Brotto et al 2010;. Chasin, 2011; Van Houdenhove, Gijs, T’Sjoen, e Enzlin, 2014A).

    Naturalmente a complicare il tutto vi erano ulteriori variabili a giustificare un atteggiamento asessuale dei soggetti indagati, come l’assenza di un partner o eventuali problemi di salute non indagati al momento dello studio.

    Insomma, fino ad adesso credo di essere stato bravissimo a rendere sfuocata e confusa una definizione inizialmente semplice. L’unica cosa assolutamente inconfutabile riguardo tale argomento è che le attenzioni scientifiche riguardo l’esperienza umana dell’asessualità sono abbastanza recenti, pertanto la posizione politically correct è quella che sostiene l’asessualità come assenza di attrazione sessuale per gli altri, come un costrutto separato da ulteriori aspetti del funzionamento psicosessuale, ad esempio, il desiderio sessuale, il comportamento sessuale, l’eccitazione fisiologica e le inclinazioni romantiche.

    In una possibile situazione relazionale, un soggetto asessuale potrebbe vivere tutti gli aspetti di vicinanza, intimità e condivisione, lasciando fuori il sesso.

    Chi si dichiara asessuale ritiene tale definizione parte integrante della propria identità. Per tale motivo, la comunità EVEN che conta circa 42 mila adesioni in tutto il mondo (2 mila in Italia) è impegnata affinché persone che non hanno l’esperienza del desiderio sessuale non si sentano emarginati o diversi.

    Morag A. Yule, Lori A. Brotto, and Boris B. Gorzalka dell’università della Columbia Britannica hanno ideato un questionario (l’Asexuality Identification Scale – AIS) self-report, ovvero dove è il soggetto stesso a indicare la risposta in cui meglio riconosce se stesso ed i propri comportamenti, in grado di discriminare con più precisione soggetti asessuati e sessuati.

    Questo strumento fornisce sicuramente un valido contributo per ulteriori indagini negli anni a seguire, che ci permetteranno di scoprire di più sull’asessualità e le caratteristiche ad essa legate.

    Seppur diversi studi hanno indagato su possibili cause riguardo l’asessualità, esplorando ipotesi che vanno da traumi vissuti in passato, passando da aspetti biologici che coinvolgono genetica e funzioni ormonali, senza tralasciare fattori ambientali, nessuno di questi studi ha portato però evidenza su prove abbastanza forti determinando solo possibili correlazioni.

    Attenzione e contributo più importante sicuramente è quello che potrebbe dare un clinico del benessere psicologico a tale condizione. E’ possibile che, chi vive tale esperienza all’interno di una società in cui la sessualità riveste un ruolo sempre più importante e radicato, possa sentirsi isolato e incompreso, arrivando addirittura a sentirsi sbagliato.

    Il riuscire invece a definire in modo aperto e dichiarato se stesso è processo fondamentale per l’affermazione e il riconoscimento di una propria identità sociale. Un primo studio sul fenomeno del “coming out” dei soggetti asessuati, condotto da Nicolette K. Robbins, Kathryn Graff Low, Anna N. Query pubblicato nel 2016, evidenzia quanto sia importante tale passaggio nella vita di una persona.

    Qualora dovesse esserci una qualunque difficoltà da parte di un soggetto nel suo processo di riconoscimento e determinazione a riguardo, un contributo di tipo psicoterapeutico e di supporto psicologico può rivelarsi fondamentale e determinante per vivere tale condizione su un piano della normalizzazione e della serenità emotiva.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:
    Dr. Omar Bellanova
    Psicologo Psicoterapeuta

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