Colesterolo alto: scoperto il gene che lo causa

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colesterolo placche aterosclerotiche

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Aarhus, in Danimarca, guidati dal dottor Anders Nykjaerun, ha scoperto il gene, che sarebbe la causa della presenza del colesterolo “cattivo” nel sangue. La sigla, con la quale è stato identificato tale gene è SORT1. Lo studio è stato eseguito su topolini di laboratorio: i ricercatori hanno creato un topo mancante di tale gene e si è notata una riduzione di circa il 20% del colesterolo LDL, nel sangue. Infatti, secondo i ricercatori, molte persone in sovrappeso, che mangiano molti grassi, possono non soffrire di elevate concentrazioni di colesterolo nel sangue, perché presentano una variante “buona” del gene.

Il colesterolo LDL, è il più vischioso ed è quello che ostacola il regolare flusso del sangue; inoltre è responsabile per il 50-60% delle placche aterosclerotiche (accumuli di grasso che si depositano nelle pareti interne dei vasi sanguigni) che causano malattie cardiovascolari, come l’infarto. La placca aterosclerotica è la responsabile dell’aterosclerosi: malattia infiammatoria cronica del sistema vascolare che interessa le arterie di grande e medio calibro. Tali placche sono costituite da una capsula fibrosa sottile, e da un nucleo lipidico sottostante ben sviluppato.

La lesione tipica della malattia è la stria lipidica che deriva dall’accumulo di lipoproteine o LDL nello spazio extracellulare dell’intima vasale (parte interna dei vasi sanguigni). I lipidi richiamano leucociti circolanti (una classe di globuli bianchi), si differenziano prima in macrofagi poi in cellule schiumose. Con il progredire della lesione alcune di queste ultime muoiono, formando un nucleo centrale necrotico. Le placche si possono complicare con ulcerazioni, emorragie, trombosi, calcificazioni (accumulo di calcio tipico della placca aterosclerotica). A causa della placca il vaso arterioso si rimodella, allargandosi e modificando la sua struttura. Conclusione di ciò potrebbe essere la formazione di trombi. Ecco perché la ricerca sta andando avanti, e magari in futuro potrebbe essere possibile sviluppare nuovi farmaci che colpiscano il gene del colesterolo nei pazienti più a rischio.

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