Colera: sintomi, contagio e vaccino

Colera: sintomi, contagio e vaccino
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    Batterio

    Il colera è una malattia infettiva ad elevato contagio, per cui esiste un vaccino: nello specifico, si tratta di una patologia che può essere molto grave, tanto da condurre alla morte, dopo aver colpito l’intestino. Il colera è causato da un batterio particolarmente diffuso in India: è, infatti, da questa area del mondo che sono partite le più grandi epidemie. Ma qual è la sintomatologia esatta legata a questa malattia infettiva? Quali sono le sue cause? Quale il trattamento da seguire per poter giungere alla guarigione? Scopriamo di più in merito.

    Cos’è il colera? Come detto prima, si tratta di una malattia infettiva altamente contagiosa, che colpisce l’intestino e che può essere tanto grave da causare, potenzialmente, la morte del malato. Il colera è causato da un batterio aerobico, il Vibrio Cholerae, che decimava le popolazioni europee e che, oggi, continua a mieter vittime nelle zone più povere della Terra.

    L’incubazione del colera è abbastanza breve: va, infatti, da un minimo di 24 ore a un massimo di 5 giorni.

    Il colera fa la sua comparsa improvvisamente, pochi giorni dopo l’incubazione e si manifesta con diarrea e muco – esistono dei rimedi naturali contro la diarrea – nausea, vomito, perdita di elasticità della pelle, secchezza delle mucose, sete, irritabilità, crampi, febbre e forti dolori addominali: la sintomatologia abbastanza grave porta il malato a un grave stato di disidratazione organica, in poco tempo. Successivamente, si verificano anche un abbassamento della pressione sanguigna, un abbassamento della temperatura corporea, insufficienza renale, perdita di sali, grave deperimento, astenia, collasso, coma e, infine, morte. Fisicamente, il malato di colera presenta occhiaie, occhi infossati, addome a barca, cianosi – dalle diverse cause - sudorazione fredda, ipotensione e tachicardia. Nelle zone del mondo il cui il virus è endemico, generalmente, si manifesta in modo blando e può essere confuso con una gastroenterite.

    Sebbene i sintomi possano essere anche lievi, circa il 5%-10% delle persone può sviluppare una grave diarrea da uno a cinque giorni dopo l’ingestione del batterio, oltre che grave disidratazione, insufficienza renale, collasso, coma e morte. Ovviamente, le complicazioni aumentano in caso di cattiva alimentazione e di bambini o anziani.

    Le cause del colera sono da imputare al batterio aerobico conosciuto con il nome di Vibrio Cholerae, il quale attacca l’intestino tenue dove si sviluppa senza raggiungere altre sedi del corpo: è qui, infatti, che produce una tossina che si attacca alla mucosa intestinale rendendola, di fatto, incapace di poter assorbire acqua e cloruro sodico che passano, dunque, nei tessuti e nel sangue.

    Il contagio avviene tramite l’ingestione di alimenti e bevande – inclusa l’acqua, ovviamente – infettate dalle feci o dal vomito di portatori sani del colera o di ammalati: il contagio diretto da persona a persona è, infatti, molto raro in condizioni igienico-sanitarie ottimali. L’ambiente in cui il bacillo del colera sopravvive meglio è l’acqua, soprattutto quella salmastra delle foci dei fiumi o delle zone paludose e lagunari, ma può essere facilmente ucciso dai raggi solari, dall’ambiente acido e dai disinfettanti: le scarse condizioni igienico-sanitarie di alcuni Paesi e la pessima gestione dell’acqua potabile e degli impianti fognari sono, quindi, le principali cause di epidemie di colera.

    Alla comparsa di sintomi e segni, è di fondamentale importanza contattare, immediatamente, il medico che – tramite una serie di esami e test, come le analisi della diarrea e del vomito – stabilirà la giusta diagnosi e, dunque, la terapia da seguire adatta al caso specifico.

    Quali sono i rimedi del colera? La cura si basa, prima di tutto, sulla reintegrazione dei liquidi e dei sali minerali persi durante la malattia, oltre che sulla somministrazione di farmaci specifici e antibiotici: come trattamento primario, solitamente, si procede, quindi, con SRO, ovvero sali per la reidratazione orale disponibili in contenitori preconfezionati.

    Importante è anche la prevenzione. Come farla? Lavandosi spesso le mani, evitando le aree e le persone affette da colera, mangiando cibo pulito e ben cotto e usando acqua potabile e, in ogni caso, liquidi sicuri.

    È, inoltre, possibile ricorrere a dei vaccini in grado di prevenire il contagio di colera, ma la loro efficacia varia dal 50% al 90%. Tali vaccini sono somministrati per via orale, in quanto quelli iniettati non sembrano essere molto efficaci: si tratta di due dosi da somministrare a distanza di 15 giorni l’una dall’altra, che garantiscono una protezione di circa 6 mesi e che necessitano di richiami in unica dose.

    Infine, qual è la prognosi del colera? La prognosi può variare a seconda della gravità della disidratazione, della tempestività di intervento, della salute del soggetto colpito e di come questo risponde ai trattamenti. L’infezione può risultare fatale quando colpisce un organismo già debilitato per denutrizione – quindi, ad esempio, nei Paesi sottosviluppati – in cui il sistema immunitario non è in grado di combattere la proliferazione del batterio. È bene precisare che il tasso di mortalità – nel caso di colera non trattato e durante grandi epidemie – può arrivare fino al 50%-60%; dato che può scendere all’1%, nel caso in cui la cura è rapidamente messa in atto.

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