Clonate cellule staminali embrionali umane impossibili da utilizzare

Clonate cellule staminali embrionali umane impossibili da utilizzare

Uno studio statunitense ha usato una nuova tecnica di clonazione (una variante di quella usata per creare la pecora Dolly) ottenendo cellule staminali embrionali, purtroppo non utilizzabili

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    Uno studio statunitense ha clonato, con una nuova variante, cellule staminali embrionali umane, ma non utilizzabili. Questo a causa di un’anomalia riscontrata all’interno delle cellule, precisamente a carico del corredo cromosomico, che impedisce il loro uso nell’organismo umano. Nonostante ciò, questa ricerca americana è un grande passo avanti che sottolinea come i lavori degli studiosi sono sempre più avanzati ed importanti.

    I ricercatori, del New York Stem Cell Foundation Laboratory, hanno utilizzato, per clonare queste cellule staminali embrionali umane, una variante della tecnica di clonazione, usata per creare la pecora Dolly. Questa nuova metodica, chiamata trasferimento nucleare di cellule somatiche parte, direttamente, dall’ovocita di un donatore, a differenza della tecnica usata nel passato (anche quella con risultati non proprio positivi) nel quale avveniva l’eliminazione del nucleo dell’ovocita sostituendolo poi con quello del donatore. Purtroppo, come accennato prima, il nuovo metodo di clonazione, non ha portato a risultati utili per un approccio clinico, in quanto le cellule staminali ottenute presentano un’anomalia a livello del corredo cromosomico, caratterizzato da triplette e non da coppie.

    Questa caratteristica rende le staminali incompatibili con il tessuto del donatore.

    Infatti, come nei trapianti di organo, si rischia il rigetto; per evitare ciò bisognerebbe eliminare il rischio di ottenere l’anomalia cromosomica e quindi l’incompatibilità. Come? Magari estraendo il DNA (corredo genetico) dal nucleo dell’ovocita; ma questo a sua volta rischierebbe di far saltare il processo di duplicazione cellulare e quindi non ottenere le cellule staminali pluripotenti. Lo studio, pubblicato su Nature, è uno studio importante, che ha bisogno di ulteriori ricerche per ovviare a tutti questi problemi, ma c’è da riconoscere l’impegno degli studiosi. Inoltre, non sono ricerche semplici, se pensiamo anche ai pareri etico-religiosi contrari ed a tutte le polemiche che girano attorno a quest’argomento. Compreso quello di altri scienziati che, giustamente, esprimono il loro parere da esperto, sottolineando la non utilità clinica di questi risultati.

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