Cistite: difficile da curare e se fosse interstiziale?

Soffrite di cistite, siete donna e nonostante gli esami e le cure del caso, non siete ancora riuscite a venire a capo del problema… come mai? Perché probabilmente la vostra è una di quelle patologie, definite rare, ma all’evidenza, tanto rara non è, che va sotto il nome di cistite interstiziale. Il problema di questa patologia è che si presenta con le stesse caratteristiche, almeno inizialmente, della più comune cistite classica e, dunque, con un corollario di sintomi che ricalcano la forma tradizionale, quali, ad esempio, bisogno frequente di urinare, bruciore spesso accompagnato da vero e proprio dolore sotto forma di fitte al basso ventre e, ancora, incontinenza e dolori durante i rapporti sessuali.
Si capisce bene che stiamo parlando di una malattia cronica e che risente poco dell’uso degli analgesici somministrati al paziente per lenire il dolore al punto che fra dolore e bisogno impellente e continuo ad urinare, nei casi gravi si giunge anche a una cinquantina di minzioni al giorno, diventa la cistite interstiziale una vera e propria malattia per lo più impegnativa che fa scadere sensibilmente la qualità della vita del paziente avvicinandolo di molto alla stessa condotta dai nefropatici.
Su dieci malati di cistite interstiziale almeno nove sono donne che spesso non riescono neanche a comprendere con che tipo di malattia stanno avendo a che fare, visto che tale patologia non è del tutto inquadrata e fors’anche adeguatamente studiata. Un fatto ancora più penoso se consideriamo che l’età di esordio della patologia coincide con un’età del paziente intorno ai 40 anni, anche se in quattro casi su dieci a fare i conti con questo tipo di cistite sono giovani donne sotto i 30 anni d’età. La diagnosi è resa difficile anche dal fatto che per un lungo periodo la malattia viene inquadrata inizialmente come una normale cistite e dunque non curata adeguatamente, non è raro dunque che per giungere ad una diagnosi certa della cistite interstiziale possono occorrere anche cinque, sei anni, se non addirittura di più, vagando fra medici di base, specialisti urologi, ginecologi, nefrologi.
A differenza della cistite classica, per lo più provocata da batteri e per questo diagnosticata mediante analisi cliniche quali l’urinocultura con antibiogramma che ci palesa con che tipo di aggressione batterica ci si imbatta e con quale colonia di agenti patogeni si sia più o meno sensibile, oltre ad avere un quadro chiaro di quale possa essere la famiglia di antibiotici che meglio curano la patologia, nella cistite interstiziale non vi è presenza invece di tali agenti patogeni e, dunque, di fronte ad un’urina sterile il sospetto di essersi imbattuti in una cistite interstiziale dovrà essere la norma. Oltretutto anche la cura di questa patologia se praticata con gli stessi farmaci, per lo più antibiotici, utilizzati per la cistite classica non porta a nessun beneficio.
Oggi, nonostante il fatto che si sconosce l’origine della malattia, si fanno diverse ipotesi sull’eziologia della cistite interstiziale, ad esempio si pensa che a determinarla possa essere l’assenza di glicosaminoglicani nello strato mucoso che riveste la vescica. Ne deriva dunque che la moderna medicina di fronte ad una patologia del genere si rivolge a farmaci quali Pentosano Polisolfato, Eparina e Acido Ialuronico. Di questi quello che sta dando i risultati migliori è proprio l’Acido Ialuronico istillato direttamente nella vescica una volta la settimana e successivamente al ritmo di una volta al mese fino a che il paziente non riferisce di aver in parte superato la sintomatologia, sopratutto dolorosa. La cura è per lo più priva di effetti collaterali stante il fatto che lo stesso Acido Ialuronico è un ingrediente naturale già presente in noi, basti pensare alle articolazioni ossee.
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Ven 25/09/2009 da Giuliano












