Chirurgia plastica: quando il chirurgo deve dire no

Chirurgia plastica: quando il chirurgo deve dire no

Gli interventi di chirurgia plastica non sono una necessità per la salvaguardia della salute: si scelgono e come tutte le scelte, vanno fatte con criterio

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    Quando dire no alla chirurgia plastica

    Si è portati spesso a credere che un chirurgo plastico non voglia mai dire di no alle richieste dei pazienti, magari per interesse meramente economico, ma un serio professionista della salute, invece, sa e deve dire no in molte occasioni. Un intervento di chirurgia estetica, infatti, è sempre una scelta e come tale trova giustificazioni più o meno fondate: “Alcune volte ci si avvicina alla chirurgia plastica con le motivazioni sbagliate” sottolinea Alessandro Gennai, chirurgo plastico di Bologna socio dell’Eafps (European academy of facial and plastic surgery). Vediamo le principali.

    Il chirurgo plastico deve essere, quindi, anche un po’ psicologo e fare sempre un colloquio approfondito con il paziente per coglierne le reali motivazioni e decidere di conseguenza. La chirurgia plastica, per esempio, non è utile ai dismorfofobici: “Sono persone che dedicano un’attenzione patologica al proprio aspetto fisico. Per ogni difetto che risolvono, ne individuano altri dieci. Queste persone non saranno mai soddisfatte di se stesse e usano la chirurgia plastica per nascondere disagi ben più profondi, di natura psicologica” aggiunge Gennai. Dovrebbero quindi cercare aiuto da uno psicologo piuttosto che nel bisturi.

    Il chirurgo plastico deve sapere dire di no anche quando la persona che vuole un ritocco estetico non ha una percezione reale della propria immagine; vede, cioè, un difetto enorme dove in realtà non c’è: “Sono casi che devono allertare il chirurgo perché di solito questi pazienti non si dimostreranno equilibrati in seguito nel valutare i risultati dell’intervento” spiega Gennai.

    Un altro caso in cui il bisturi va evitato è quando le aspettative del paziente sono troppo irrealistiche (una donna obesa non può pensare di diventare una taglia 40 con una liposuzione) o troppo eccessive e “modaiole” (la giovane che vuole un’ottava di seno per esempio): nel primo caso le aspettative difficilmente saranno rispettate e il paziente si troverà, quindi, frustrato, mentre nel secondo si rischia di creare “mostri” che potrebbero poi essere insoddisfatti. Fortunatamente oggi sembra che si ambisca maggiormente una bellezza armoniosa e priva di eccessi e le richieste di ritocchi si fanno più ragionevoli.

    Chi si vuole sottoporre a un intervento di chirurgia plastica lo fa non per se stessa ma perché spinto da qualcun altro, come la moglie che con un lifting cerca di compiacere il marito e salvare il matrimonio in crisi? Niente di più sbagliato e il chirurgo dovrebbe bocciare queste richieste: “Chi crede che un intervento sia sufficiente per migliorare la propria vita o per risolvere magicamente tutti i problemi, non ha un approccio equilibrato” spiega l’esperto.

    Infine, va evitata la chirurgia a fini puramente estetici sui minorenni. Oggi la legge italiana vieta le protesi al seno nelle giovani, ma il chirurgo deve saper dire no a tutti i ritocchi che un minorenne può avanzare, che non nascono da una necessità: “Si opera solo in poche situazioni, ovviamente sempre con il consenso dei genitori. Di solito si tratta di orecchie a sventola per i ragazzi o di gigantomastie patologiche per le ragazze che, a causa di uno sviluppo eccessivo del seno, non riescono a svolgere le normali attività sportive e soffrono di mal di schiena” conclude il medico.

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