Chirurgia: arriva la “colla” che riduce il ricorso alle trasfusioni

Chirurgia: arriva la “colla” che riduce il ricorso alle trasfusioni

Uno studio italiano sembra confermare l'efficacia della colla di fibrina nel ridurre il sanguinamento durante e dopo gli interventi chirurgici, riducendo, così, anche il numero di trasfusioni necessarie, a tutto vantaggio dei pazienti

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    Meno trasfusioni dopo interventi chirurgici con la colla di fibrina

    La chirurgia punta sempre più a ridurre il sanguinamento durante e dopo gli interventi chirurgici, che richiede normalmente trasfusioni. Questo perché le trasfusioni, per quanto oggi vengano svolte secondo tutte le norme di sicurezza e siano di vitale importanza, presentano sempre un margine di rischio: infezioni, shock anafilattico sono solo alcuni esempi.

    Infatti, con la trafusione di sangue, cioè l’immissione nel circolo sanguigno di sangue compatibile, non si può escludere mai totalmente la possibilità di una reazione di rigetto. Inoltre, quando si subisce una trasfusione si abbassano momentaneamente le difese dell’organismo, aumentando il rischio di contrarre infezioni virali e batteriche.

    Buone notizie arrivano dal congresso degli ortopedici traumatologici ospedalieri d’Italia, durante il quale sono stati presentati risultati positivi riguardo l’efficacia, nel “sigillare” le ferite di una colla a base di fibrina. Si tratta, infatti, di una colla emostatica, cioè che permette di controllare il sanguinamento, limitando anche il rischio di ematomi, infiammazioni e tumefazioni, che viene usata direttamente in sala operatoria e che viene anche spruzzata come uno spray alla fine dell’intervento su tutto il “campo” chirurgico esposto, formando così una pellicola adesiva che favorisce la coagulazione.

    Riducendo il sanguinamento si riduce anche la necessità di un’emotrasfusione, come dimostrerebbe lo studio condotto, dal professor Francesco Saverio Santori, Presidente Società Italiana dell’Anca, presso l’Ospedale San Pietro di Roma su un gruppo di 220 pazienti operati, dei quali metà trattati con la colla di fibrina. Solo il 23% dei pazienti trattati con la fibrina ha poi avuto bisogno di una trasfusione, contro il 58% dei pazienti non trattati.


    Inoltre, tra quelli trattati con colla di fibrina, solo nello 0,9% dei casi c’è stato bisogno della seconda trasfusione; diversamente, in quelli trasfusi sono stati necessari due o più flaconi di sangue in oltre il 10% dei casi. “Quando utilizziamo la colla di fibrina è sufficiente programmare un solo flacone di sangue invece che due, con un netto miglioramento dello stato di benessere del paziente e la riduzione del rischio di complicazioni” osserva l’autore dello studio. La colla, quindi, pare promettere meno emorragie, meno trasfusioni, meno rischi e complicanze per i pazienti e tempi più rapidi di ripresa.

    Immagine tratta da: Media.panorama.it

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