Chikungunya: sintomi, trasmissione e come si cura

La chikungunya è una malattia virale che provoca febbre alta e forti dolori articolari. Questa patologia si trasmette mediante puntura di zanzare infette, in particolare quelle soprannominate zanzare tigre. Il virus che provoca la chikungunya è presente soprattutto nelle zone tropicali. Ecco quali sono i sintomi di questa malattia e le cure attualmente presenti.

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    La chikungunya è una malattia febbrile virale, causata dalla puntura della zanzara tigre infetta da un particolare virus. È endemica in alcuni paesi tropicali, ma di recente è comparsa anche in Europa, e particolarmente in Italia. Non è una patologia grave, e nella maggior parte dei casi si risolve da sola in qualche giorno. Ecco quali sono i sintomi della chikungunya, come si trasmette e quali sono le cure più efficaci.

    Che cos’è la chikungunya?

    La chikungunya è una malattia acuta di origine virale, caratterizzata da sintomi simil-influenzali. Il suo nome, in lingua makonde, significa “ciò che piega o contorce”, e si riferisce agli importanti dolori articolari che spingono il malato a piegarsi su se stesso.

    La prima importante epidemia di questa malattia si è avuta in Tanzania nel 1957, sebbene si abbiano cenni di infezioni da chikungunya anche molti decenni prima. La patologia è endemica nelle zone tropicali dell’Africa, dell’Asia e dell’India.

    Negli scorsi anni si sono verificati diversi casi anche in Indonesia, nelle isole francesi dei Caraibi e a La Reunion, nell’Oceano Indiano. Inoltre il virus è arrivato anche in Europa, e in particolare in Italia.

    La chikungunya in Italia

    Il primo caso di chikungunya in Italia si è registrato nel luglio 2007. Il focolaio è stato identificato in Emilia Romagna, e con precisione tra le province di Ravenna e di Forlì-Cesena. Sono stati segnalati quasi 200 casi di infezione dal virus chikungunya, e un decesso non strettamente riconducibile alla malattia.

    L’8 settembre 2017 il Ministero della Salute è tornato a parlare della chikungunya, a causa di un nuovo focolaio nel Lazio, e più specificatamente nei paesi di Anzio e di Nettuno, in provincia di Roma. In pochi giorni sono stati segnalati più di 100 casi.

    In occasione dell’epidemia dell’autunno 2017, il direttore della clinica di malattie infettive all’ospedale Sacco, il dottor Massimo Galli, ha spiegato: “La malattia è generalmente benigna e guarisce spontaneamente. È però caratterizzata da una febbre che nei primi giorni può essere molto alta e da dolori articolari anche intensi che possono permanere per settimane”.

    Uno degli effetti imprevisti di questa epidemia è stato il blocco delle donazioni di sangue per oltre 1 milione di persone. Infatti non è possibile rilevare, al momento del prelievo, la presenza del virus chikungunya.

    Il virus chikungunya e la sua trasmissione

    Il responsabile della malattia è il virus chikungunya, appartenente alla famiglia delle Togaviridae, del genere degli Alphavirus – che provocano anche altre malattie tropicali.

    Questo virus si trasmette mediante alcune specie di zanzare: in particolare le Aedes aegypti (che trasmette anche la febbre gialla e la dengue), le Aedes africanus e le Aedes albopictus.

    Quest’ultima specie è comunemente chiamata zanzara tigre, ed è molto diffusa nel nostro paese ormai da alcuni decenni. È attiva solitamente da marzo ad ottobre, ed è ematofaga – ovvero ha bisogno di sangue umano per portare a maturazione le uova.

    La femmina adulta vive in media 30/40 giorni, e depone le uova in luoghi bui e umidi. La zanzara tigre punge più frequentemente all’aperto e nelle ore mattutine e del tardo pomeriggio.

    Quando la zanzara punge un animale o un uomo malato di chikungunya, rimane infetta per tutto il suo ciclo vitale e può trasmettere la malattia a chiunque venga punto successivamente.

    Sebbene la trasmissione avvenga prevalentemente tra zanzara e uomo, non si esclude completamente il contagio interumano, sia per via aerea che mediante scambio di fluidi corporei. Solo così si potrebbe infatti spiegare l’alta casistica di infetti durante alcune particolari epidemie.

    I sintomi

    La chikungunya si manifesta con sintomi simil-influenzali, che hanno però tipicamente un grado di severità maggiore. Tra i sintomi principali di questa malattia si elencano:

    • febbre alta (sopra i 39°);
    • dolori articolari;
    • rigidità;
    • dolori muscolari;
    • eccessiva stanchezza;
    • mal di testa;
    • nausea;
    • vomito;
    • rash cutaneo.

    Il periodo di incubazione e le fasi della malattia

    Una volta avvenuto il contagio, vi è un periodo di incubazione di circa 2/4 giorni prima dell’esordio dei sintomi. In alcuni casi particolari, il virus rimane latente fino a 12 giorni dal momento dell’avvenuta trasmissione. La malattia ha un andamento bifasico.

    La prima fase della malattia dura dai 6 ai 10 giorni ed è caratterizzata da febbre e forti dolori articolari. La temperatura si abbassa solitamente nei primi 4 giorni dall’inizio dei sintomi, mentre l’artralgia può persistere per mesi o addirittura per anni.

    La seconda fase della malattia, invece, dura molto meno tempo (solitamente 2/3 giorni) ed è caratterizzata dalla comparsa di un esantema maculopapulare pruriginoso. In taluni casi può ricomparire la febbre, sebbene in maniera più lieve. Nei bambini si possono manifestare convulsioni o altre manifestazioni neurologiche.

    È da notare che il virus rimane presente nel sangue del paziente fino a cinque giorni dopo l’esordio della malattia. Il contagio può avvenire quindi sia durante il periodo di incubazione che quando la chikungunya si è già palesata.

    Le complicazioni

    Solitamente la chikungunya si risolve spontaneamente, ma in alcuni casi emergono delle complicazioni che richiedono il ricovero ospedaliero. Ad esempio si possono manifestare miocardite, scompenso cardiaco acuto, emorragie, insufficienza renale acuta.

    La mortalità della chikungunya è molto bassa (circa 0,4%), le persone più a rischio sono i neonati, gli anziani e i soggetti immunodepressi, così come i soggetti che presentano altre patologie quali diabete, ipertensione, problemi cardiaci.

    La chikungunya in gravidanza

    Le donne in gravidanza che contraggono la chikungunya, sebbene siano maggiormente a rischio di complicazione, non possono trasmettere la malattia al feto. Nel primo trimestre aumenta lievemente il rischio di aborto spontaneo.

    La malattia è pericolosa solo al momento del parto, quando vi è la possibilità di trasmissione verticale del virus. Il neonato può manifestare complicazioni tipiche della chikungunya, quali convulsioni, emorragie e patologie cardiache.

    La diagnosi

    Per effettuare la diagnosi di chikungunya, il medico si basa prevalentemente sull’anamnesi del paziente. Se lamenta febbre alta e dolori articolari, e ha recentemente viaggiato in Africa o Asia, si sospetta immediatamente un contagio da questa malattia.

    Mediante esami sierologici e bioumorali si può avere conferma della diagnosi di chikungunya. Spesso si ravvisano infatti una modesta leucopenia e un aumento della proteina C reattiva.

    La terapia farmacologica

    Non esiste una cura per la chikungunya, dal momento che non sono disponibili farmaci antivirali che combattono questo tipo di virus. La terapia farmacologica consiste principalmente nell’alleviare i sintomi ed evitare le complicazioni.

    Il medico può consigliare antipiretici per abbassare la febbre e antidolorifici per placare i forti dolori articolari. Poiché l’artralgia può durare anche molti mesi dopo la risoluzione della malattia, si possono rendere necessari farmaci antinfiammatori per alleviare il dolore.

    La prevenzione

    Attualmente non esiste un vaccino contro il virus chikungunya. L’unico modo per prevenire la malattia consiste nell’evitare le punture di zanzara, soprattutto se ci si deve recare in zone in cui la chikungunya è endemica.

    Per evitare di essere punti, si possono seguire alcuni semplici consigli: bisogna vestirsi evitando i colori scuri, che attraggono le zanzare e coprendosi il più possibile. Quindi sono consigliati camicie a maniche lunghe e pantaloni lunghi.

    Sulla pelle esposta è necessario utilizzare con frequenza spray e sostanze repellenti per gli insetti. Applicate zanzariere su porte e finestre per evitare che gli insetti entrino in casa. Potete anche impregnarle di insetticida, per garantirvi una protezione migliore.

    La bonifica di zone paludose – dove principalmente le zanzare femmina depongono le uova – e la disinfestazione sono manovre molto utili per combattere la diffusione della zanzara tigre.

    Photo by CDC Global / CC BY