Cervello: le tracce lasciate dalla paura di morire

Uno studio svedese che ha preso in considerazione i sopravvissuti allo tsunami ha messo in evidenza che la paura di morire lascia tracce nel cervello che durano nel tempo in termini di conseguenze psicologiche

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    La paura agisce sul cervello, lasciando tracce evidenti. Il discorso vale specialmente per le paure molto forti e che si provano in quelle situazioni che mettono in serio pericolo e in cui si pensa di stare per morire. Ad affermare tutto ciò è uno studio svedese del Center for Family and Community Medicine del Karolinska Institute.

    I ricercatori hanno preso in considerazione diverse persone che sono sopravvissute allo tsunami del 2004 e hanno verificato che l’evento angoscioso ha determinato in molti di loro delle conseguenze psicologiche che durano nel tempo. In alcuni casi queste conseguenze tendono a manifestarsi anche indipendentemente dal fatto di essere stati realmente in pericolo di vita. Basta in sostanza semplicemente la minaccia e non conta molto la portata del rischio vero e proprio che si corre. Già altri studi avevano messo in evidenza i danni psicologici determinati da un’esperienza traumatica.

    La ricerca svedese ha spiegato come i disturbi possono durare a lungo. Difficoltà ad addormentarsi, incubi, disturbi dell’umore: tutti elementi che rivelano il manifestarsi di un disturbo post-traumatico da stress. É normale che un’esperienza terribile abbia bisogno di tempo per essere elaborata. Tuttavia, se il tutto persiste a lungo nel tempo, magari ci troviamo di fronte a dei casi in cui non ha funzionato qualcosa nei processi mentali di elaborazione psicologica.

    È fondamentale pertanto agire in modo adeguato fin dai primi momenti che seguono un disastro o un evento traumatico in generale. Gli esperti sono in grado fin dall’inizio di individuare le persone più a rischio, in modo da poter attuare fin da subito le strategie di valutazione e di terapia efficaci ad evitare che i danni psicologici durino nel tempo.