Cervello: il telefonino “elettrizza” i neuroni

Cervello: il telefonino “elettrizza” i neuroni

Il telefonino non è sempre da condannare: un team di scienziati italiani ne ha sottolineato l’azione positiva sul cervello, sui neuroni e sulle attività cerebrali

da in Neuroni, News Salute, Ricerca Medica
Ultimo aggiornamento:

    Telefonini e cervello

    Non sempre tutto il male viene per nuocere, soprattutto quando si tratta del binomio tanto discusso “telefonini e cervello”. Fa male, non fa male, è dannoso, non è dannoso: nel marasma di allarmi veri o presunti, cautele fondate o meno fondate, emerge un nuovo dato interessante che associa all’utilizzo del telefonino, effetti positivi, “elettrizzanti” ed “eccitanti” per il cervello e per la sue funzionalità.

    Proprio così, secondo una recente ricerca tutta italiana, l’accessorio tecnologico più amato e usato potrebbe avere riflessi non completamente negativi sulle strutture e sull’attività cerebrale. In particolare, le onde emesse dall’antenna del telefonino potrebbero essere in grado di stimolare l’eccitabilità dei neuroni, migliorandone la risposta, stimolandone l’efficienza e garantendo migliori performance cerebrali.

    Telefono cellulare e migliori prestazioni cerebrali? Un accoppiata improbabile, ma, secondo i ricercatori autori dello studio, non impossibile: tutto merito dei campi elettromagnetici emessi dall’antenna del dispositivo. Ecco quanto emerso nel corso della sperimentazione condotta da un gruppo di esperti italiani, dell’Istituto di Neurologia dell’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma in collaborazione con il Campus Bio-Medico e La Sapienza.

    La novità è stata presentata nel corso del XIV Congresso della Società Europea di Neurofisiologia Clinica in corso fino a domani presso il Centro Congressi Europa dell’Ateneo del Sacro Cuore. “Abbiamo analizzato le performance di soggetti sani mediante alcuni test cognitivi prima e dopo aver esposto il loro cervello alla stimolazione GSM (reale o finta) prodotta dai telefoni cellulari. Un test consisteva nell’identificare su uno schermo la comparsa di uno stimolo raro immerso in modo casuale e imprevedibile in mezzo a una serie di stimoli frequenti, e l’altro invece era un semplice task di Go/No go (cioe’ comparivano a video luci verdi e rosse e il soggetto doveva cliccare sul mouse al momento della comparsa del verde)” ha spiegato uno degli autori dello studio.

    364

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN NeuroniNews SaluteRicerca Medica
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI