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Cervello: fasi della neurofisiologia nel rapporto medico paziente

Cervello: fasi della neurofisiologia nel rapporto medico paziente

Il rapporto tra medico e paziente interviene in modo fondamentale sul cervello del paziente, mettendo in moto aree cerebrali specifiche e innescando meccanismi essenziali per la guarigione

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    cervello neurofisiologia

    Che cosa accade nel cervello nell’ambito della neurofisiologia che detta il rapporto tra il medico e il paziente? In generale si possono distinguere delle fasi principali, che iniziano da quando si cominciano ad avvertire i primi sintomi di una malattia e che proseguono con la messa in atto di una terapia volta a rispondere alle esigenze del paziente.

    D’altronde il cervello è capace di conservare il dolore, perciò la sua attività volta ad elaborare il malessere non va affatto trascurata. La prima fase che è possibile individuare in questo senso è quella che riguarda il sentirsi male e che si avvale dei segnali mandati dagli organi al sistema nervoso centrale. Questi segnali vengono rielaborati dal cervello. In questa elaborazione un ruolo non indifferente è svolto dall’insula e dal sistema limbico, che è legato alle emozioni come l’ansia e il malessere.

    La seconda fase è quella della ricerca di aiuto. Nucleo accumbens e sistema della dopamina hanno la loro parte nell’innescare motivazioni e aspettative. Per questo l’entrare in relazione con il medico è fondamentale per instaurare un processo di fiducia, indispensabile ad attivare quelle reazioni psicologiche importanti in vista della guarigione.

    La comunicazione medico-paziente può contare su 10 anni di studi, ma su pochi risultati. In questo senso c’è ancora molto da fare. Si passa poi alla fase della terapia vera e propria. In questo caso interviene l’influenza delle aree cerebrali implicate nell’effetto placebo.

    Fabrizio Benedetti, ricercatore dell’Istituto nazionale di neuroscienze, autore di un libro sull’argomento, ha dichiarato:

    Gli studi di medicina, psicologia e sociologia hanno accertato ormai da tempo che una buona relazione fra medico e paziente produce un effetto positivo sull’esito della terapia. Oggi, però, possiamo andare oltre e rendere più scientifica questa relazione esaminando come e in quale misura gli atteggiamenti del medico influenzano i processi cerebrali nel malato.

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