Cervello: è in grado di segnalare la quantità dei grassi

Cervello: è in grado di segnalare la quantità dei grassi

Da una ricerca si è appurato che nei ratti i lipidi NAPE nell’ipotalamo sono in grado di segnalare il livello di grassi introdotto nell’organismo

da in Alimentazione, Cervello, Obesità, Psicologia, Ricerca Medica, Ipotalamo
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    obesità

    Il nostro cervello è molto più efficiente di quanto si pensi. Quando noi introduciamo nel nostro organismo molti cibi ricchi di grassi, di solito non facciamo caso alla quantità di grassi che abbiamo accumulato. Il cervello invece, almeno quello dei ratti, è in grado di tenerne conto. Tutto ciò nei ratti avviene grazie all’azione di un gruppo di lipidi che rientrano nella classe di lipidi NAPE.

    Una squadra di ricercatori della Yale University ha scoperto che questi lipidi nei ratti vengono prodotti in grande quantità nell’intestino, dopo che i ratti hanno mangiato dei cibi che contengono molti grassi. Le molecole raggiungono poi il cervello e si accumulano nell’area dell’ipotalamo. Questa regione cerebrale fra le sue funzioni ha anche il compito di controllare l’apporto di cibo e il consumo energetico.

    Nell’ipotalamo i lipidi NAPE svolgono la funzione di segnalare che per quel dato momento i grassi che sono stati introdotti nell’organismo sono sufficienti. La scoperta dei ricercatori della Yale University si potrebbe rivelare molto utile per elaborare strategie contro l’obesità.

    Si è potuto provare che, quando ai ratti venivano somministrate quantità fisiologiche di NAPE, essi sono indotti a mangiare di meno e dopo alcuni giorni iniziano a perdere peso.

    Si può ipotizzare che, se nell’organismo si verifica un’alterazione del livello dei lipidi NAPE, si può incorrere in alcune forme di obesità. Si è appurato infatti che dopo un mese di introduzione nell’organismo di cibi ricchi di grassi diminuisce la secrezione di NAPE e questo porterebbe all’aumento di peso. In realtà i rimedi contro l’obesità applicati all’uomo e realizzati sulla base di questa scoperta sono ancora lontani dall’essere messi in pratica, perché non si sa con sicurezza se lo stesso meccanismo verificato nei ratti funziona anche nell’uomo.

    Immagine tratta da: 3.bp.blogspot.com

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