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Cellulari: in dieci anni di utilizzo si raddoppia il rischio cancro?

Cellulari: in dieci anni di utilizzo si raddoppia il rischio cancro?
da in Malattie, Tumori
Ultimo aggiornamento:

    Nuovi allarmi giungono dalla Comunità Scientifica sull'utilizzo protratto del cellulare

    Si riparla ancora di telefonini e stavolta, le voci si fanno un po’ più allarmanti, anche considerando la vasta eco che ha seguito un lavoro scientifico durato anni e suddiviso in 18 diversi lavori, alla fine confluenti in un unico risultato.

    Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Occupational Environmental Medicine, usare per dieci anni consecutivi il telefonino in modo prolungato e costante, decuplicherebbe il rischio di andare incontro a tumori cerebrali, quello più noto il glioma, che si svilupperebbe dallo stesso lato dove siamo soliti appoggiare il telefonino durante le conversazioni.

    E, se tutto ciò non bastasse, anche il neurinoma acustico, che è un tumore benigno a carico dell’orecchio, potrebbe avere la sua massima espressione proprio con l’uso intenso del cellulare.

    A informarci di questa situazione, l’ospedale Orebro in Svezia i cui autori sottolineano la pericolosità delle conversazioni al cellulare, senza opportune precauzioni, come avverrebbe con l’utilizzo dell’auricolare, mentre esorta le Istituzioni a vietare l’utilizzo dei telefonini ai minori, senza alcuna precauzioni, ritenendo i bambini e i ragazzi in generale, a più rischio di malattie da utilizzo incauto del cellulare.

    Lo studio in questione, tuttavia, non è esente da critiche, da una parte ed inviti alla prudenza dall’altra, proprio come fatto dall’Istituto Superiore della Sanità collegandosi allo studio Interphone, un importante lavoro scientifico condotto in tutta Europa e che traccia l’eventuale rischio delle radiofrequenze emesse dai cellulari in grado di procurare il cancro. Dal lavoro scientifico congiunto emergerebbe che se è vero che l’aumento della temperatura dei tessuti esposti a questo irraggiamento è un fatto inconfutabile, non si può, al contempo, stabilire l’effetto di casualità fra questa situazione e il cancro stesso, stante alla constatazione che tale riscaldamento è così debole da non raggiungere e, comunque, da non avere effetti neoplastici sul DNA cellulare dei tessuti esposti all’irradiazione.

    Insomma, al massimo potrebbe avere un ruolo, tutto da dimostrare, sull’eventuale malattia, che però, si innescherebbe per ben altre cause.

    E, dunque, esaminando i punti del corpo più esposti alle radiofrequenze e fra questi, meningi, cervello, ghiandole salivari e cellule gliali, lo studio Interphone giunge alla conclusione che ogni eventuale danno non può essere non messo in relazione con la durata delle conversazioni e i tempi di esposizione, così come, tiene in considerazione la maggiore innocuità dei nuovi apparati rispetto al passato che emettono radiofrequenze meno potenti, anche in virtù della capillarizzazione delle antenne dislocate nelle città che hanno di fatto diminuito la singola potenza per ogni antenna, rendendola, per questo motivo, meno dannosa. Ciò, senza trascurare un dato pure importante, le pause della conversazione, momento in cui, i cellulari di nuova generazione, hanno potenza di emissione minore rispetto al passato.

    Insomma, come si vede, si torna a parlare di rischio cellulare e, ancora una volta, non v’è opinione comune fra i diversi studi, tutti seri e accreditati; sorge spontaneo domandarsi se, dunque, alla luce di tutto ciò, non sia il caso di procedere a quelle semplici precauzioni, durante l’suo dei telefonini,come l’utilizzo dell’auricolare anche in casa, al fine di scongiurare anche la minima possibilità di rischio di cancerogenicità del cellulare.

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