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Carenza di vitamina D: sintomi, cause, dieta e rischi

Carenza di vitamina D: sintomi, cause, dieta e rischi

I sintomi della carenza di vitamina D si manifestano, soprattutto, a livello osseo

da in Vitamina D, Vitamine
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    Sole

    Quali sono sintomi e cause della carenza di vitamina D? Quale la dieta e i rischi? Tale carenza si manifesta con sintomi specifici, visibili soprattutto a livello delle ossa e con deformazioni scheletriche tipiche. Le cause possono essere diverse, prime fra tutte un apporto alimentare insufficiente e un’esposizione ai raggi solari inadeguata. Molteplici fattori, quindi, intervengono in questo fenomeno, che non deve essere sottovalutato, né negli adulti né nei bambini: gli effetti, infatti, possono essere molto gravi, se non si rispettano quei valori giusti di cui il nostro organismo ha bisogno. Il segreto sta nel seguire una dieta adeguata, per non esporsi ad eventuali rischi. Ma qual è la sintomatologia legata alla carenza di vitamina D? Quale il trattamento per la guarigione? Scopriamo di più in merito.

    Cos’è la carenza di vitamina D

    Cos’è la carenza di vitamina D? Come anticipato prima, si tratta di una carenza in grado di provocare disturbi a livello delle ossa e le cui cause possono essere diverse: ad esempio, un’alimentazione scorretta o un’esposizione ai raggi solari insufficiente, in quanto la dieta e il sole sono le due fonti principali di questa vitamina. La vitamina D è fondamentale per la salute dell’organismo: oltre a rappresentare un aiuto insostituibile per le ossa – regola, ad esempio, il metabolismo del calcio – è anche estremamente benefica per il cervello, per il cuore e per il sistema nervoso. La carenza di vitamina D può comportare anche disturbi alla tiroide: si tratta, infatti, di una vitamina essenziale per la corretta funzionalità di questa ghiandola. Gli anziani, i bambini e le donne in gravidanza e in allattamento dovrebbero tenere maggiormente sotto controllo i livelli di vitamina D, per evitare ipovitaminosi D.

    Il fabbisogno quotidiano di vitamina D

    Il fabbisogno di vitamina D nell’adulto varia a seconda delle circostanze e il bisogno è più elevato dopo i 3 anni e negli adolescenti. Lo stesso si può dire per le donne in gravidanza o che allattano: in questo caso, per quanto riguarda i valori di vitamina D, è opportuno un apporto di 10 μg al giorno. Fra 1 e 3 anni, è molto importante l’esposizione alla luce solare, altrimenti l’apporto non deve essere inferiore sempre ai 10 μg quotidiani.

    I sintomi per riconoscere la carenza

    I sintomi per riconoscere la carenza di vitamina D sono diversi e sono rintracciabili, soprattutto, nel funzionamento osseo: possono, infatti, manifestarsi alcune malattie che interessano proprio il sistema osteoarticolare, come il rachitismo e l’osteoporosi. A causa della carenza il calcio, la vitamina D non viene assorbita bene a livello intestinale e si può verificare un’anomala ritenzione di fosforo nei reni: ne consegue, dunque, una mineralizzazione difettosa della struttura ossea. La vitamina D bassa nel sangue conduce ad un indebolimento delle ossa e a delle deformazioni scheletriche, soprattutto per ciò che è relativo alle gambe e alla colonna vertebrale. L’articolazione del polso, quella del ginocchio e quella dell’anca possono ingrossarsi. Spesso, anche i muscoli si sviluppano male e determinano formicolii e spasmi. La sintomatologia può, quindi, includere:

    • Malattie del sistema osteoarticolare, ad esempio osteoporosi, rachitismo o osteomalacia
    • Deformazioni scheletriche, come ingrossamento delle articolazioni di polso, ginocchi e anca o inarcamento di gambe e colonna vertebrale
    • Formicolii e spasmi
    • Irritabilità
    • Dolori alle ossa
    • Debolezza muscolare
    • Disturbi cardiaci
    • Asma
    • Disturbi cognitivi
    • Sbalzi di umore
    • Depressione
    • Sudorazione delle mani
    • Psoriasi
    • Sovrappeso

    È da precisare che la carenza di vitamina D può essere asintomatica o condurre a sintomi talmente lievi da essere sottovalutati sebbene, in realtà, rappresentino un campanello di allarme da tenere in considerazione.

    I rischi e le conseguenze

    La carenza di vitamina D nell’organismo porta, principalmente, allo svilupparsi di due malattie, ovvero l’osteomalacia e il rachitismo.
    L’osteomalacia si configura come una carenza di vitamina D cronica, negli adulti e i soggetti che ne sono affetti soffrono di una particolare fragilità ossea: le cause di questa patologia sono varie, generalmente c’è la presenza di patologie renali e del fegato, oltre alla insufficiente esposizione al sole e, di conseguenza, al cattivo assorbimento della sostanza in questione.

    Il rachitismo, dovuto a carenza di vitamina D, si verifica nei bambini ed è dovuto spesso ad una dieta non adeguata alle esigenze dell’organismo: questa malattia rappresenta una delle conseguenze più gravi, spesso dovuta anche ad una mancata esposizione ai raggi del sole che accentua i problemi ma, fortunatamente, si tratta di una patologia in diminuzione rispetto al passato, grazie alle cure disponibili.
    La mancanza di questa vitamina nel nostro organismo può, inoltre, determinare lo svilupparsi di psoriasi, dolori intercostali e debolezza muscolare. Non bisogna dimenticare che la vitamina D è, poi, fondamentale per il sistema immunitario e rappresenta un valido alleato naturale contro le malattie reumatiche.
    Anche la depressione pare sia correlata alla carenza di vitamina D: secondo alcuni studi, nei Paesi nordici – dove il sole scarseggia per diversi mesi l’anno – l’aumento dei casi di depressione potrebbe essere dovuto proprio a tale carenza, in quanto la vitamina D stimola la produzione di serotonina, il cosiddetto “ormone della felicità”.
    Da non sottovalutare il rischio di ammalarsi di Alzheimer che, secondo alcuni studi, pare sia correlato alla carenza di vitamina D.
    Tra le conseguenze della carenza di vitamina D, anche le malattie autoimmuni, come il diabete di tipo 1 e l’artrite reumatoide.
    Sembra, inoltre, che la mancanza di vitamina D faccia ingrassare e che sia, dunque, legata al sovrappeso e ad un cattivo funzionamento della tiroide.
    La ricerca scientifica ha, infine, sottolineato che ci sarebbe una correlazione fra la carenza di vitamina D e la sindrome di Fanconi, che è una specifica patologia a carico dei reni.

    Le cause della carenza di vitamina D

    Le cause della carenza di vitamina D possono essere molteplici. Generalmente, si tratta delle seguenti circostanze:

    • Inadeguata esposizione ai raggi solari, la cui azione è fondamentale per la sintesi di questa sostanza
    • Apporto alimentare insufficiente
    • Malattie renali o del fegato che interferiscono con l’assorbimento, come l’insufficienza renale, l’insufficienza epatica, la cirrosi biliare e la pancreatite
    • Incapacità della pelle di sintetizzare la vitamina D, a causa dell’invecchiamento
    • Fibrosi cistica
    • Abuso di alcol
    • Celiachia, che ne compromette l’assorbimento

    I soggetti maggiormente a rischio sono, quindi, quelli che trascorrono poco tempo all’aria aperta o che seguono una dieta errata. Ad ogni modo, a volte, la mancanza di vitamina D potrebbe essere dovuta anche ad un aumento del suo fabbisogno, per via di un consumo elevato della stessa, legato – per l’appunto – a condizioni patologiche, come le malattie renali o epatiche.

    La diagnosi

    Alla comparsa di segni e sintomatologia, è opportuno contattare il medico che potrà formulare una diagnosi e prescrivere la terapia più adatta al caso specifico, in caso di vitamina D insufficiente. Generalmente, è consigliabile effettuare dei controlli medici periodici che riguardino la vitamina D, in quanto una sua carenza – come detto prima – spesso, non è evidente. Oltre allo studio dei sintomi, alla classica visita medica e alle analisi del sangue, potrebbe occorrere effettuare altri test per confermare o meno la presenza di malattie.

    La cura per combattere la carenza di vitamina D

    Quali sono i rimedi contro la carenza di vitamina D? La cura per riuscire a colmare la carenza dipenderà, prima di tutto, dalla causa scatenante, oltre che dall’età e dallo stato di salute del soggetto. Generalmente, il medico prescrive un cambiamento dello stile di vita e una dieta più adeguata al fabbisogno del paziente. Di aiuto potrebbe, inoltre, essere l’assunzione di integratori specifici di vitamina D, in modo tale da colmare più velocemente ed efficacemente la carenza: nei Paesi nordici, ad esempio, si assume vitamina D3 per prevenire la depressione che – come detto prima – può essere provocata da una carenza di tale vitamina.
    Per combattere la carenza di vitamina D, è necessario esporre viso e braccia al sole per circa 15-20 minuti al giorno, così da facilitare la sintetizzazione della vitamina per l’organismo, tramite la luce naturale.

    La dieta per un corretto fabbisogno di vitamina D

    Per quanto riguarda la dieta contro la carenza di vitamina D, questa si deve basare sul consumo adeguato di alcuni cibi specifici: non molti alimenti contengono, infatti, una grande quantità di vitamina D. Quali sono alcuni dei cibi ricchi di vitamina D?

    • Funghi porcini
    • Riso
    • Cereali
    • Uova, in special modo il tuorlo d’uovo
    • Prodotti caseari, come il latte – anche quello di soia con l’aggiunta di vitamina D – e i formaggi grassi
    • Pesci o derivati, come l’olio di fegato di merluzzo, lo sgombro, la trota, la carpa, l’anguilla, la sogliola, le sardine, lo storione, il tonno, il pesce spada e il salmone affumicato
    • Carne, come fegato, pollo e tacchino

    Ci sono, quindi, degli alimenti che aiutano nella sintesi della vitamina D e, particolarmente indicata, sarebbe la classica dieta mediterranea, in generale. È possibile, quindi, affermare che una dieta equilibrata e una sufficiente esposizione al sole dovrebbero poter garantire all’organismo dei livelli adeguati di vitamina D.

    La prognosi

    Infine, la prognosi dipenderà da diversi fattori: ad esempio, dalle cause scatenanti, dalla gravità della condizione e dalla tempestività nell’intraprendere il corretto trattamento, oltre che dall’età e dallo stato di salute del paziente.

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