Cannabis: un aiuto contro il mal di mare

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cannabis contro mal di mare

Studiosi dell’Università di Monaco di Baviera, in Germania, hanno condotto uno studio sugli effetti dei cannabinoidi (sostanze contenute nella cannabis) e il mal di mare (o mal d’auto o mal d’aereo), chiamato dai medici “cinetosi“. La ricerca è stata condotta su 21 volontari, caricati su un aereo Airbus, utilizzato per eseguire gli addestramenti degli astronauti. Durante il volo, vengono compiute una serie di manovre e di voli parabolici, inoltre viene creata una microgravità, per ricreare l’assenza di gravità presente nello spazio.

Durante queste acrobazie, i volontari non erano liberi di fluttuare, ma erano seduti nelle poltroncine, assicurati con le cinture. A fine dell’esperimento sono stati eseguiti dei prelievi di sangue, per valutare i livelli di endocannabinoidi. Si conoscono benissimo gli effetti dei cannabinoidi contro la nausea; infatti le persone che durante il volo avevano avuto momenti di nausea, il valore di un endocannabinoide si era ridotto, mentre nelle persone che non avevano avuto nessun sintomo, il valore è rimasto normale.

Con questo studio, si è voluto confermare come queste sostanze, possono ridurre gli effetti della cinetosi, e come, in futuro, si potrà sperimentare una terapia per le persone (che non rispondono alle attuali terapie: come il cerotto transdermico alla scopolamina) che soffrono di questo disturbo, abbastanza fastidioso, per chi viaggia. Non sono rare le persone che presentano cinetosi, infatti fra il 7 e il 28% della popolazione ne soffrono, con nausea, vomito e malessere in generale.

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Mer 27/10/2010 da Daniele Serra in

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Federica 27 ottobre 2010 19:52

Non mi stupisce, essendo un ottimo farmaco contro la nausea. Negli USA e in Svizzera, dove l’uso terapeutico è legale, la usano addirittura contro la nausea da chemioterapia.
Trovo grave che, al di là delle considerazioni sull’opportunità o meno della legalizzazione della canapa per uso ricreativo, questo farmaco sia negato ai pazienti che ne hanno bisogno in nome del proibizionismo.

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