Cannabis, gli effetti positivi e gli effetti collaterali

Cannabis, gli effetti positivi e gli effetti collaterali
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    La cannabis ha effetti positivi? Quali sono gli effetti collaterali? Nel mondo sono molto diffuse le dipendenze, basti pensare che solo negli Stati Uniti 2 milioni e 700.000 persone con un’età superiore ai 12 anni hanno una dipendenza da marijuana. Sospenderne il consumo può causare degli effetti pesanti sull’organismo, come disturbi del sonno, ansia, aggressività e irritabilità. Le sostanze responsabili degli effetti nocivi sul corpo avrebbero un ruolo determinante nell’alterazione dello sviluppo delle connessioni fra i neuroni. In chi consuma abitualmente questa sostanza è stata riscontrata una vera e propria riduzione delle fibre che collegano i neuroni in alcune aree del cervello. Si tratta, ad esempio, delle regioni dedicate all’autocoscienza e alla capacità di ricordare e di apprendere nuove informazioni.

    Il delta-9-tetraidrocannabinolo, chiamato Thc, è il più conosciuto principio attivo della cannabis, che è stato isolato per la prima volta nel 1964 in Israele. La ricerca scientifica continua a studiare le potenzialità di questa sostanza dal punto di vista terapeutico ed esistono alcune prove a favore di effetti benefici sull’organismo umano. Si tratta di:

    • effetti analgesici – il principio attivo della cannabis è considerato dalla ricerca scientifica un analgesico, che potrebbe essere utilizzato per alleviare delle forme di dolore.

      Gli esperti spiegano che questa sostanza può essere utilizzata soprattutto quando gli analgesici non hanno alcun effetto sui pazienti terminali. In commercio esistono attualmente diversi medicinali, come il Sativex, che viene usato in diversi Paesi (anche in Italia), con indicazioni specifiche sul trattamento della sclerosi multipla;

    • effetti positivi nel Parkinson – altri studi effettuati di recente sottolineano il ruolo positivo che avrebbe questo principio attivo nel trattamento di alcune malattie degenerative, come il Parkinson. In realtà non esistono ancora farmaci specifici realizzati con questa sostanza;
    • per stimolare l’appetito – alcune ricerche scientifiche hanno messo in evidenza che la cannabis riuscirebbe a stimolare l’appetito. Per questo motivo potrebbe essere utilizzata in casi di inappetenza in pazienti terminali o in casi di perdita di appetito a causa della chemioterapia.

    Bisogna ricordare che la cannabis può essere considerata un farmaco solo se viene utilizzata come tale, con un uso controllato in ambito medico. L’abuso non porta ad alcun beneficio e può scatenare l’insorgenza di diversi effetti collaterali, anche molto gravi:

    • difficoltà nell’apprendimento,
    • paranoia e psicosi,
    • dipendenza,
    • disturbi nel coordinamento dei movimenti,
    • riduzione della memoria, sia a breve che a lungo termine,
    • modifiche nella capacità di giudizio,
    • frustrazione nel raggiungimento di alcuni obiettivi di vita,
    • ansia, depressione, disordini psichici, con il rischio di arrivare alla schizofrenia, specialmente in persone predisposte,
    • alterazioni nello sviluppo cerebrale del feto e dell’adolescente,
    • riduzione della capacità di reazione nel corso della guida di una vettura,
    • tosse con catarro,
    • febbre.

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