Cancro, cosa accade quando il malato è il medico?

Cancro, cosa accade quando il malato è il medico?

Esce un libro che fa uno screening delle reazioni dei camici bianchi alle malattie che li colpiscono

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    Un ospedale

    La ricerca, commissionata da alcune importanti cause farmaceutiche, è partita da una domanda interessante: come reagiscono i camici bianchi all’insorgere di una malattia così grave come il tumore? In Italia i cancer survivors, ovvero coloro che sopravvivono alla malattia con prospettive di vita a lungo termine, sono oltre due milioni. Di questi, 10mila sono medici. I risultati della ricerca, che qui anticipiamo, sono raccolti nel volume “Quando il medico diventa paziente” (FrancoAngeli). Ecco cosa è risultato.

    Ma il medico, che paziente è? E’ un paziente difficile, ci dice la ricerca, che ha un atteggiamento di rifiuto nei confronti della malattia, percepita come “qualcosa che ne mette in discussione il ruolo e l’identità”. Solo il 55% dei “survivors” si era sottoposto a screening: la malattia viene scoperta dai sintomi, da una autodiagnosi.

    La malattia, poi, incide anche positivamente sul rapporto medico-paziente che si viene a creare dopo la guarigione: oltre il 60% dei medici dichiara che il proprio rapporto con gli assistiti si è modificato rispetto a come era in precedenza.

    C’è “una maggiore capacità empatica e di identificazione, accompagnata dal desiderio di trasmettere serenità e stabilità”. Nel 30% dei casi viene poi manifestata disponibilità a parlare con i propri pazienti.

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