Cancro alla prostata: un nuovo efficace marker tumorale

Cancro alla prostata: un nuovo efficace marker tumorale

Il lavoro pubblicato sul British Journal of Cancer ci evidenzia un altro importante aspetto della malattia tumorale alla prostata, ovvero l’importanza nella distinzione fra forme tumorali più aggressive e meno aggressive, una distinzione questa importante perché ci indica la strada che ci conduce al diverso trattamento di un paziente affetto da una forma rispetto ad un’altra

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    Il cancro alla prostata, per lo più il carcinoma, se non adeguatamente diagnosticato e trattato può avere in breve tempo un esito infausto, ma a breve la medicina disporrà di un importante nuovo test in grado di palesarci per tempo le possibilità di sopravvivenza di un paziente affetto da questa patologia.

    A scoprire il particolare indicatore prognostico circa la possibilità che una forma neoplastica alla prostata possa avere un esito infausto o meno, è stato un gruppo di ricercatori britannici che ha evidenziato l’esistenza di una proteina che studiata fin dalla prima diagnosi ci da conto del futuro del paziente. Tale proteina è stata denominata “HSP 27” ed è di fatto un prezioso marker tumorale da tenere in serissima considerazione. Ne deriva che secondo lo studio di Liverpool i pazienti che risultano positivi a tale proteina hanno due volte la possibilità di decedere dopo 15 anni dall’esordio della malattia rispetto a quei pazienti con una storia clinica negativa alla stessa proteina.

    Il lavoro pubblicato sul British Journal of Cancer ci evidenzia un altro importante aspetto della malattia tumorale alla prostata, ovvero l’importanza nella distinzione fra forme tumorali più aggressive e meno aggressive, una distinzione questa importante perché ci indica la strada che ci conduce al diverso trattamento di un paziente affetto da una forma rispetto ad un’altra.

    Facile a dirsi, meno che a praticarsi, stante il fatto che oggi tale distinzione non è possibile farla nel miglior modo possibile, il risultato è dunque quello di assistere a trattamenti inefficaci per chi è affetto da tumori severi ed al contrario sottoporre a terapie impegnative e pesanti coloro che sono affetti da forme neoplastiche non troppo impegnative.

    Ad aiutarci in questa distinzione sarà proprio la proteina HSP 27 che ci paleserà bene e per tempo, quale forma è più aggressiva negli anni e quale meno sulla base della risposta del paziente a questo importante marker tumorale. In campo clinico ciò potrebbe condurre ad una diagnosi da effettuarsi mediante un semplice esame del sangue ed al contempo, la ricerca inglese suggerisce anche che si potrebbero sviluppare nuovi farmaci per bloccare i segnali mandati dalla Hsp-27 e cosi’ impedire la diffusione delle cellule tumorali.

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